PICCOLI E GRANDI SPETTATORI

PICCOLI E GRANDI SPETTATORI

LIVIO VALENTI intervista ANDREA LUPO ed ELISABETTA SALVATORI

Ho scelto per questa intervista a specchio ELISABETTA SALVATORI e ANDREA LUPO perché mi piacciono sulla scena ma anche fuori. Lei è apparentemente così delicata e dolce ma sotto sotto è potentissima, lui è così grande e potente ma sotto sotto è delicato e dolce. Così mi sono detto: mettiamoli insieme e vediamo che cosa succede!

ELISABETTA SALVATORI così si presenta:

Sono nata in Versilia. Da ragazzina pensavo che il mio destino sarebbe stato dipingere. Dopo l’accademia di Belle Arti, mentre cercavo uno spazio dove allestire una mostra, sono entrata in una galleria dove stavano tenendo un corso di teatro. Ho assistito alla lezione, per poi parlare con gli organizzatori e proporre l’esposizione dei miei lavori, ma non è andata così. Assistere a due ore di lezione di teatro è stato lo spartiacque della mia vita, ha cambiato il mio destino, sono uscita di lì, certa che nella vita avrei voluto raccontare storie.

ANDREA LUPO così si presenta:

Attore, regista e autore, si diploma al corso europeo superiore di prosa nel 1995 presso la Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”. Riceve diversi riconoscimenti e premi fra i quali la segnalazione come “miglior attore emergente” al premio Ubu 2000 per lo spettacolo Kvetch. Nel corso degli oltre vent’anni di carriera lavora sia nel cinema, che nella televisione e per la pubblicità. In teatro, come attore, con i principali registi italiani, tra i quali Lorenzo Salveti, Walter Pagliaro, Vittorio Franceschi, Sergio Maifredi, Tonino Conte, Nanni Garella, Luigi Gozzi, Alessandro D’Alatri. È autore, regista e drammaturgo di produzioni teatrali, cortometraggi e libri. Dal 2006, con altri giovani artisti, dà vita alla compagnia Teatro delle Temperie di cui è direttore artistico e per la quale cura i progetti culturali, organizza e conduce corsi e laboratori di teatro, è regista, attore e autore. Dal 2013 si avventura nella scrittura di libri illustrati per l’infanzia pubblicando una collana di quattro testi ai quali sono ispirati altrettanti spettacoli di teatro ragazzi.

LE DOMANDE E LE RISPOSTE:

  1. Teatro adulti e teatro ragazzi: quali sono le differenze dei linguaggi sulla scena e delle risposte del pubblico?

 Andrea Lupo – Io non sono fra quelli che pensano che si debbano adeguare le tecniche narrative, teatrali o di messinscena alla tipologia di pubblico. Credo che tutti i linguaggi teatrali possano essere declinati per ogni spettatore. Quel che conta è la storia che stai raccontando e il livello di comprensione che pretendi dal pubblico. La platea, a seconda della storia che stai raccontando, può comprendere il primo livello, quello più superficiale ed immediato, il secondo livello quando riesce ad entrare dentro l’immaginazione delle cose, il terzo livello è invece quello più colto in grado di comprendere i riferimenti letterari e culturali. Noi artisti quando ci proponiamo ad un pubblico di bambini o adolescenti ci dobbiamo mettere nei loro panni e tener conto dei loro riferimenti culturali, di come lavora la loro immaginazione e di quanto sia importante per loro ritrovare in scena gli stimoli capaci di accendere la loro fantasia. Adeguiamo così le nostre aspettative a quello che sappiamo essere la loro capacità immensa di immaginazione.

Elisabetta Salvatori – Non penso quasi mai al teatro quando penso al mio lavoro, non dico mai “sono un’attrice”, mi mette imbarazzo. Non mi sento un’attrice, non entro nei personaggi, li racconto. Quando li racconto in teatro quello diventa uno dei luoghi del mio lavoro, ma non è l’unico. Racconto nei circoli, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle case.

Non uso un linguaggio diverso per un pubblico di bambini o di adulti. Cambiano gli argomenti delle storie, ma cerco di avere sempre un linguaggio semplicissimo, asciutto e infinitamente curato nella scelta delle parole. Sui testi ci lavoro tanto. Ci sono tante parole per dire la stessa cosa e io cerco quelle che mi piacciono, che mi dà gusto pronunciare, cerco il suono giusto della parola che mi serve.

Ho iniziato con il teatro per bambini, e per tanto tempo mi sono dedicata solo all’infanzia. Avevo tutto da imparare e così ho cominciato a vedere parecchi spettacoli per ragazzi, quasi tutti erano ricchi di oggetti di scena. Spesso era più forte l’impatto dell’apparato visivo della storia narrata. Io scelsi le valigie. Dentro ogni valigia c’era una favola.

Arrivavo con dieci valigie chiuse e durante lo spettacolo una dopo l’altra le aprivo. Il palco alla fine era tutto pieno. Erano curate, la manualità che un pochino mi era rimasta dalla scuola d’arte mi aiutava. Ero innamorata di queste valigie. Una volta, le caricai in macchina le portai a Montenero, al Santuario, e chiesi a un monaco se potevo aprirle per cinque minuti davanti alla Madonna, perchè quello era il mio lavoro e volevo metterlo sotto i Suoi occhi. Il Monaco era perplesso ma mi disse di si. Le aprii tutte, in una c’era la casa di un topino, in un’altra la grotta di un lupo, una nave, uno gnomo, la gabbianella, il gatto, tutti belli colorati davanti alla balaustra. E’ uno dei tanti ricordi belli.

 

  1. Cos’è, secondo te, la meraviglia per il pubblico dell’infanzia e dei ragazzi?

 Elisabetta Salvatori – La meraviglia del pubblico, sia per i bambini che per gli adulti, è uno stato d’animo che si avvicina alla mia idea del sacro e mi coinvolge.

La meraviglia del pubblico diventa anche la mia. Si crea un filo potente, sospeso, che, per il tempo del racconto, ci porta via. Questa sensazione mi rimane addosso per un bel pò e mi fa sentire infinitamente grata per questo mestiere a metà tra il gioco e il sacro.

 Andrea Lupo – La meraviglia? La parola magica è l’incantamento! Credo sia molto importante. Molto teatro per le nuove generazioni punta sullo stupore visivo. E’ sbagliato perché, con questo linguaggio, un qualsiasi tablet o televisore batte il teatro a mani basse. Quello del teatro è un altro tipo di incantamento in quanto stimola l’immaginazione del pubblico. Mentre quello tecnologico è uno stimolo più passivo. Facciamo un esempio: il teatro di parola, che io amo tanto, credo che possa avere la capacità di incantare il pubblico giovane e fargli vedere tutti gli elementi del racconto. L’arte del racconto è ancora esclusiva del teatro e ne dobbiamo andare fieri. L’Incantamento attraverso la parola.

  1. Quali sono le tue paure di fronte a un pubblico di minorenni?

Andrea Lupo – La mia più grande paura di fronte ad un pubblico di minorenni sono spesso le maestre. (Risata) Sono gli accompagnatori. Spesso i ragazzi arrivano a teatro terrorizzati dal fatto che debbano stare fermi e zitti e… non sono queste le raccomandazioni che facciamo al nostro pubblico. Preferiamo dirgli di stare attenti a non perdersi niente. Ci piace lasciare il nostro pubblico nel suo buio profondo e coccoloso, in ascolto. Certo quando noi siamo in scena riceviamo tantissimo. L’ascolto del pubblico è comunque una risposta. L’immaginazione che suscitiamo nel pubblico ci torna indietro come un’emozione potentissima, soprattutto con un pubblico molto giovane.

 Elisabetta Salvatori – C’era un pubblico di cui avevo un pò timore, quello degli adolescenti. La preoccupazione era che non gli potesse interessare l’argomento. Mi è capitato più di una volta di dirla questa preoccupazione ai ragazzi prima dello spettacolo, di invitarli a non applaudire se non gli piaceva e soprattutto se c’erano critiche di farle, che sono preziose le critiche. E’ un inizio che aiuta tantissimo, perchè i ragazzi sanno accogliere le fragilità, la verità, e spesso alla fine ci sono state discussioni meravigliose.

 

  1. Quali sono le differenze di percezione dell’evento spettacolo fra un pubblico di adulti e bambini?

Andrea Lupo – Io non credo ci sia una grande differenza. Non c’è professionalmente una differenza di atteggiamento. Si tratta di incantarli. Fine. 70 anni, 30 anni, 20, 5 anni per me non fa differenza. Le parti umane che noi andiamo a stimolare sono le stesse. Il sistema empatico ed emotivo sono … gli esseri umani. A qualsiasi età siamo dei vasi comunicanti. Se io in scena mi sto emozionando a cento, se siamo tutti collegati, anche chi è in platea si riempie del mio cento. Questo credo che succeda a qualsiasi età e senza limiti. Il fanciullino pascoliano sopravvive a qualsiasi età. È lì.

  1. Verità, stupore, emozione. Secondo te che significato possono avere questi tre sostantivi per il pubblico dei giovanissimi che vivono un’esperienza teatrale?

Andrea Lupo – Questa domanda mi scatena un monologo di due ore! La parola più importante è verità. Stupore, emozione sono la ricetta magica ma… io amo molto il concetto che dice che l’attore sia l’unico in grado di dire la verità in un contesto fasullo. Io parlerei addirittura di onestà e soprattutto il pubblico dei bambini ti becca lontano chilometri. Perché loro hanno un radar potentissimo e lo vedono se non stai veramente immaginando quello che stati dicendo. Ti beccano e allora li perdi per sempre e cominciano a far casino. Il pubblico dei giovanissimi ha fame di verità. Se percepiscono che tu non ci credi loro automaticamente non si fidano. Lo spettacolo che funziona davvero è quello che parla a quel fanciullino che sta in cantina e quindi c’è assolutamente bisogno di verità in scena. Sincerità, onestà pazzesca da parte degli attori del produttore e del regista. Se lo spettacolo riguarda l’essere umano allora il pubblico rimare incantato.

Elisabetta Salvatori – Da anni ho smesso di raccontare le favole e non uso più le valige. Nei miei spettacoli non c’è più nessun oggetto di scena, solo narrazione. Racconto storie vere, vite di persone conosciute o sconosciute, eventi accaduti, racconti legati al marmo, al mare, all’arte, alla fede, quasi tutti hanno a che vedere con la Versilia o la Toscana. Mi documento, vado nei luoghi, ascolto, chiedo di vedere foto, intervisto, cerco di non romanzare niente, tutto vero, nomi veri. Raccontare la mia terra mi aiuta a conoscerla, a custodirla e a tramandare storie che a volte rischiano di perdersi.  Il pubblico che mi segue è di adulti, ma ogni tanto vengono anche ragazzi e qualche bambino, lo stupore è in loro e in me, l’emozione uguale, non c’è niente, ma seguono tutto, perchè se c’è la storia c’è tutto.