SPECIALE CARNEVALE – MENGONE TORCICOLLI, MARIONETTA E MASCHERA MARCHIGIANA

Certamente uno dei momenti più significativi ed interessanti del Teatro Italiano è stato, e in parte è tutt’ora, quello legato al mondo del Teatro dei Burattini e delle Marionette, erroneamente e ancora considerato minore e secondario.

Questo genere, che attualmente usiamo chiamare Teatro di Figura anche per lo sviluppo e le contaminazioni di cui si è fatto carico, riconosce delle scuole: quella napoletana, quella bergamasca, quella emiliana (che tutt’oggi conta ancora decine di formazioni operanti) e tante altre ancora. Ciascuna di queste tradizioni ha i suoi consacrati ed intramontabili eroi: Pulcinella a Napoli, Gioppino a Bergamo, Fagiolino e Sandrone nell’Emilia, come pure un preciso periodo storico intorno al quale si è consolidata e questo è per tutti databile agli inizi del 1800. E’ vero che si trovano tracce e testimonianze di spettacoli con burattini sin da Roma antica e per tutto il Medioevo ma si tratta di tracce, di frammenti di un’attività, agli inizi dell’800 invece cominciano ad operare burattinai e marionettisti che scrivono canovacci, che iniziano un cammino spesso mai interrotto e ancora oggi attivo grazie ai più giovani che hanno appreso il mestiere dai nonni e l’hanno fatto proprio. I Sarzi e i Monticelli, tanto per citare due tra le più conosciute famiglie di burattinai ancora operanti, iniziano in quel periodo.

Negli stessi anni, in un piccolo paese del fermano, a Monte San Pietrangeli accadeva una cosa analoga, nasceva per volontà di alcune persone un Teatro delle Marionette che cominciava a dare spettacoli in maniera continuativa e non solo in ambito paesano. Dice il Prof.Giuseppe Branca, in vari articoli apparsi a stampa nel 1914, e conferma recentemente in un saggio il Prof.Dante Cecchi che: terminate le guerre napoleoniche, il giovane Pacifico Quadrini, che aveva fatto parte della Grande Armata Napoleonica, se n’era tornato al suo paese natale, a Monte San Pietrangeli, piccolo centro dell’entroterra collinare marchogiano, oggi conosciuto perchè vi ha sede la famosa impresa “Nero Giardini”.

Qui viveva un tale Benedetto Audiberti, appassionato raccoglitore di stampe, libri vecchi, statuine in terracotta, strumenti a fiato e a corda e ninnoli d’ogni genere. Tra le tante passioni Benedetto Auliberti coltivava quella del Teatro delle Marionette, ne possedeva un piccolo esemplare e con questo usava intrattenere ogni tanto gli amici e la famiglia. E’ probabile che Benedetto Auliberti abbia contagiato con la sua passione tanti amici del piccolo paese, tra cui anche il giovane Pacifico Quadrini.

Si dice di lui (Pacifico) che fosse un uomo ricco d’estro e volontà, capace di adattarsi a fare non un mestiere ma una gamma di lavori; fece il tornitore, il costruttore di gabbie, di arcolai, dipanatori, canocchie, legatore di libri, decoratore di camere, costruttore di giocattoli, trottole fischianti, tabacchiere di corno, amuleti d’osso, candelieri, arredi in traforo.

Gli amici per questa sua immensa abilità e capacità lo chiamavano ” il meccanico” e sostenevano, per dare idea delle sue capacità, che sarebbe riuscito a fare gli occhi anche alle pulci.

Vuoi per questa sua arte costruttiva, vuoi per quel senso del fare, dell’operare, del provare, vuoi per aver visto il teatro di Benedetto Audiberti, sta di fatto che Pacifico decise di costruire un suo proprio Teatro delle Marionette e di dare pubblici spettacoli. Certo impiegò diverso tempo a concretizzare l’idea, a ottimizzare l’apparato, i pupazzi, i costumi, le scene e quant’altro sarebbe servito, ma da come vengono descritti i suoi lavori d’esordio si può ben dire che l’attesa dei compaesani fu ampiamente ripagata.

Dice sempre il Prof.Branca, nel 1914, ricordando questi spettacoli: “Quadrini eseguì anche con singolare, invidiabile valentìa, con vera novità di delicati congegni, di articolazione di struttura, di trovate meccaniche, con particolare maneggio di fili, di molle, di suste, tutte le figure dei personaggi del suo teatro e gli agilissimi ballerini delle mirabili coreografie colle quali intramezzava, o coronava le sceniche rappresentazioni. Le tipiche indovinate macchiette, se la memoria non m’inganna,

credo superino il numero di trecento. N’è sempre vivo il ricordo del popolo monsampietrino; e di alcune divertenti pantomime, fra le quali quella del Vecchio Burlato, di certi effetti scenografici e coreografici, veramente straordinari; specialmente di una botte, che si apriva come per incanto e dalla quale balzavano fuori numerosi e vispi fantocci, minuscoli mattaccini, sentii parlare spessissimo con accenti della più alta ammirazione.”

L’incontro determinante fu però quello con Andrea Longino Cardinali, considerato un buon letterato, grecista di fama che aveva rapporti con il Foscolo, il Monti e il Leopardi.

Andrea Longino Cardinali evidentemente si entusiasmò e rimase colpito dalla magia che le Marionette da sempre portano con se: fissità, sospensione, disincanto, oggetto vivo e morto al contempo, non fu il primo ne sarà l’ultimo, sappiamo di grandissimi personaggi che hanno fatto la storia del Teatro Europeo, di come abbiano subito il fascino delle Marionette e di come a queste debbano gran parte delle loro future intuizioni sceniche; il francese Antonin Artaud, l’inglese Gordon Craig, il polacco Tadeusz Kantor. Il Cardinali stimolato dal lavoro del Quadrini iniziò a scrivere per questo “piccolo” Teatro, adattò diverse commedie del repertorio classico attingendo spunti da Terenzio, da Plauto, anche da Goldoni, da Giraud e da altri ancora, soprattutto però inventò e diede vita ad un originale e divertente personaggio teatrale, tale MENGONE TORCICOLLI, una vera e propria maschera marchigiana.

Le avventure di questo nuovo personaggio Andrea Longino Cardinali le ha fissate in ben dieci commedie, tutte perfettamente e fortunatamente conservate nella Biblioteca Mozzi-Borgetti di Macerata, esse sono:

-IL COLLEGIO DEGLI ORFANELLI

-LA MOGLIE RASSEGNATA

-LA FINTA CAMERIERA

-LA FAMIGLIA RIUNITA

-DON GIOVANNI TENORIO

-L’INNOCENTE IN PERIGLIO

-LA SCHIAVITU’ DI SCUTERI

-LA METAMORFOSI DI ROGANTINO

-IL FEUDATARIO

-I VERI AMANTI

Dice ancora il Branca: ” Il Cardinali e non altri, ha il merito di aver evocato alla vita varia e festevole della scena, della più schietta comicità l’originale e divertente personaggio teatrale, il genuino tipo comico di Mengone Torcicolli, la vera maschera marchigiana”.

L’esilarante personaggio comico di Mengone ebbe grande fortuna e incontrò l’incondizionato consenso del pubblico e non solo di Monte San Pietrangeli.

Dai permessi di rappresentazione, ancora visibili in fondo ai copioni, si evince che quantomeno lo spettacolo fu fatto a Fermo, Jesi, Fabriano, Macerata, Montolmo (attuale Corridonia), Camerino, Mogliano, Tolentino, Sant’Elpidio a Mare, Santa Vittoria in Matenano e certamente in tanti altre piccole località della nostra Regione.

Mengone Torcicolli divertì il suo pubblico dal 1816 al 1859, anno in cui si perdono le tracce e la maschera cadde completamente nell’oblio, anno in cui probabilmente la compagnia cessò per cause che non conosciamo la propria attività, forse per morte o malattia di qualche suo componente o forse per stanchezza, certamente venne a mancare il ricambio, quella forte spinta che le giovani generazioni sanno dare e che permette la conservazione e lo sviluppo di un patrimonio acquisito.

Sono assolutamente certo che se allora qualche ragazzo avesse preso il testimone, il mestiere intrapreso dal Quadrini e dal Cardinali oggi sarebbe ancora vivo e vegeto e il tipo di Mengone certamente annoverato tra le maggiori tradizioni teatrali italiane del Teatro delle Marionette. Comunque sia, per quaranta lunghi anni, Sor Pacifico (così chiamavano il Quadrini) e i suoi amici trascinarono per disagiate mulattiere la loro baracca per la gioia e il diletto di grandi e piccoli, da veri comici dell’arte.

Mengone è grosso di testa, brutto, sbarbato, con lunghe ciglia setolose, un bel naso aquilino, zigomi sporgenti, occhi rotondi e scaltri. Il suo abito è quello di un contadino benestante; cappello duro a cocuzzolo, cerchielli d’oro agli orecchi, camicia con grandi risvolte, corpetto rosso fiammante con bottoni di metallo, giubba di panno scura, calzoni corti, scarpe nere con grosse fibbie. In alcune commedie Mengone appare anche con abiti diversi, a volte anche con il Guazzarone, famoso camiciotto bianco tipico dei nostri contadini del secolo scorso. Quanto alla patria, Mengone stesso ne “L’innocente in periglio” ci fa sapere di essere nato nella grande città di Cerreto nel 1776. La grande città di Cerreto in verità è un piccolissimo borgo distante circa tre chilometri da Monte San Pietrangeli.

Andrea Longino Cardinali ha ben pensato di creare una compagna a Mengone, una spalla femminile, una coppia che permettesse uno sviluppo ulteriore delle avventure e concorresse a descrivere ancor meglio la figura complessiva del semplice e buon marchigiano. Mengone si innamora di Lisetta, questo il nome, quando è già avanti con gli anni, lei è una bella e giovane contadina facoltosa, veste con eleganza e così il Branca la descrive: “Lisetta è davvero una bella donna, pettinata col crocchio, delle abbondanti trecce rialzate sul capo, serrata il petto in un busto rosato, ha i riccioli sulla fronte, cerchioni e pendagli alle orecchie, grosse collane di corallo, o di granato, munite di fermezza d’oro con rilievi di piccoli cuori e frecce d’amore, le dita inanellate, qualche bracciale ai polsi, sottane a rigonfio, grembiale sfoggiato, calze fini e bianche e scarpette scollate, lucide ed eleganti.”

La storia d’amore tra i due è alquanto travagliata. Lisetta si invaghisce di un ricco signore, Don Giovanni Tenorio, che dopo averla imbrogliata e lusingata la abbandona , si innamora poi nuovamente e addirittura di Arlecchino, alla fine dopo tanta pazienza e insistenza Mengone sposa Lisetta e insieme avranno dei figli che a loro volta saranno fonte di altre storie ed di intrecci comici.

Questa è stata la breve vita di Mengone Torcicolli che regalò momenti di magico divertimento ai ragazzi, agli adulti e ai vecchi marchigiani dal 1816 al 1859. Di quella incredibile attività restano i copioni del Cardinali e le marionette, originali e ingegnose sculture in legno.

Nella pubblicazione curata dal Prof.Cecchi compare un ampio campionario fotografico di queste artistiche realizzazioni, vi si vedono vari tipi di Mengone, Lisetta, un Asino, Pulcinella, il Diavolo, il Cane, il Turco, ecc, attraverso queste figure oramai inerti, dai loro vestiti sgualciti e dai loro sguardi si capisce che hanno avuto un grande e glorioso passato. Nostro è il compito di dargli un presente e perche no, anche un futuro. Un futuro che non significa necessariamente rifare ciò che fu fatto; riallestire quei copioni e ripetere quelle battute, i tempi cambiano, i gusti si trasformano, se nell’antica Grecia andare al teatro significava trascorrervi un’intera giornata, oggi significa sviluppare emozioni in circa due ore. Dare nuovo senso a quelle figure significa allora portarle in questa vita e in questo tempo, quindi riscriverle e reinventarle. Se c’è qualcosa che vorremo letteralmente ricalcare invece, è lo spirito con il quale il carretto veniva ostinatamente trascinato fin nelle piazze dei paesi, dove per qualche baiocco, regalava l’incanto, la gioia e la magia che la baracca ha da sempre saputo offrire al suo pubblico.

Con le storie di Mengone Torcicolli sono cresciute intere generazioni, così anche con la leggenda della Grotta Fatata del monte Sibilla e con tante altre identità culturali proprie della nostra Terra, queste “culle” hanno certamente dondolato ed abitato in quello che genericamente oggi chiamiamo immaginario di una comunità, sono state vive per un periodo ed ora non più, ma vivendo hanno lasciato tracce, hanno significato ed allora è importante quanto meno conoscerle e farne partecipe la stessa comunità che le ha date alla vita.

Link video

https://www.youtube.com/watch?v=gjkLOFBIA-g

a cura di Marco Renzi