Flavio Oreglio – Teatro, cabaret e cantastorie

Flavio Oreglio – Teatro, cabaret e cantastorie

a cura di Roberto Sala

 

Flavio Oreglio è un personaggio poliedrico,
che vanta una lunga esperienza maturata
tra gli anni ‘80 e ‘90 nei cabaret milanesi
 dove ha definito uno stile originale che l’ha
 portato a diventare fenomeno di costume
 agli inizi del nuovo millennio con il
”Momento catartico” proposto a Zelig.

Grazie
a quell’esperienza Oreglio è approdato al
 teatro, proponendo spettacoli più articolati
 ma mantenendo intatte le sue straordinarie doti di entertainer maturate nella lunga militanza sui piccoli palcoscenici di tutta Italia.
Laureato in Scienze Biologiche con specializzazione in Ecologia, appassionato insegnante di scienze e matematica, ha abbandonato la docenza per dedicarsi a un’eclettica attività artistica al confine tra teatro, musica e scrittura.

Ciao Flavio questa è una intervista per il giornale on line di Utopia.. la prima cosa che ti chiedo è chi è Flavio Oreglio.

Flavio Oreglio è un individuo che nel 1985 decide di affrontare il lavoro dello spettacolo in maniera meno hobbistica rispetto a quella che fino a quel momento aveva intrapreso. Poco alla volta si è aperto una strada all’interno di un settore che rappresentava ciò che aveva sempre sognato: scrivere canzoni e raccontare storie; questo è Flavio Oreglio.

Tu scrivi canzoni, suoni il piano, canti… per te la passione per la musica è nata prima del teatro o viceversa?

Io nasco come musicista, all’età di nove anni mi obbligano a studiare il pianoforte. All’inizio ho fatto un po’ fatica proprio perché era un obbligo, poi però mi sono appassionato e da lì è nato tutto un altro atteggiamento. Durante gli anni ‘70-‘80 ho fatto esperienze con diversi gruppi musicali di vario tipo, io suonavo le tastiere e cantavo. Le esperienze musicali andavano dalla musica prog, alla fusion, al jazz… Nel frattempo scrivevo le mie cose e a un certo punto ho deciso di tentare la strada della professione solista. All’inizio degli anni ‘80 ho fatto i primi esperimenti che poi sono sfociati nell’esordio ufficiale del 1985.

Quindi nel 1985 hai iniziato la tua carriera con il cabaret musicale

Certo. Ho portato in scena quello che ritenevo di saper fare: canzoni e racconti. Ho collaborato con diversi gruppi: dagli storici TWO GUITAR PLAYERS (che mi hanno accompagnato dagli esordi fino alla bellissima tournée del MOMENTO CATARTICO, dopo il successo di Zelig), fino ad arrivare ai lavori fatti con i LUF e gli STAFFORA BLUZER.

Visto che hai accennato al “Momento Catartico”, spettacolo che conoscono in tanti, senza conoscere davvero tutto il lavoro di Flavio Oreglio. Questo successo ha creato un cambiamento nei tuoi progetti?

Un cambiamento vero e proprio no perché poi, quell’esperienza è servita per farmi conoscere. Lo so che la gente mi identifica soprattutto con i “Momenti Catartici” ma io, quando ho proposto le poesie, avevo già 15 anni di attività alle spalle.

La notorietà mi ha aperto delle porte interessanti con il teatro, con la diffusione della mia creatività. Ho leggermente riadattato il mio “personaggio” in modo da renderlo simile a quello visto in televisione, ma i ritocchi sono stati minimi, la mia identità è rimasta inalterata.

Mi ricordo che durante la tournée del “Momento Catartico” le persone che venivano allo spettacolo si aspettavano di vedere solo le poesie; in realtà quando uscivano dalle sale si meravigliavano di aver visto uno spettacolo così completo, con musicisti, monologhi e alla fine… solo 5 minuti di poesie catartiche.

Le poesie catartiche ti hanno lanciato anche nel mondo dei libri…

Quello è stato un successone perché i libri “catartici” hanno venduto più di 2 milioni di copie diventando il primo caso editoriale del terzo millennio. In quel momento storico molti comici scrivevano libri ma la trilogia catartica è stata quella che ha avuto più successo di tutti.

L’editoria, il teatro, i locali e le piazze, i dischi: tutto questo fa parte del mondo collaterale dello spettacolo dal vivo, mondi che si attivano attorno alla tua attività. Le canzoni finiscono sui dischi e le parole sui libri.

Utopia si rivolge prevalentemente al teatro. Qual è il tuo rapporto con il teatro?

Il teatro è meraviglioso, è la dimensione di ascolto più bella che ci sia, perché il pubblico viene apposta per sentirti e tu hai la possibilità di comunicare in maniera molto protetta. Io però non disdegno anche piazze, feste popolari e locali pubblici, sono i luoghi “da combattimento” che rappresentano un mondo dal quale arrivo e che mi piace frequentare ancora oggi.

Il Teatro ormai viene vissuto come luogo che propone eventi che non sempre sono prettamente “teatrali”. I Direttori – come del resto è anche giusto che sia – chiamano spesso persone che riescono a riempire i teatri. Quindi il teatro è vissuto come luogo dove poter fare spettacolo. In realtà io faccio spettacolo dappertutto e continuo a rappresentarli anche in posti non prettamente teatrali

Quali sono I tuoi sogni nel cassetto, Che cosa hai in mente?

Negli ultimi tempi ho messo a fuoco il mio personale rapporto con il teatro,

Sono partito dal concetto generale di teatro, come è stato definito da Strehler: quando qualcuno fa qualcosa e c’è un pubblico che guarda, quello è teatro! Tra l’altro da un punto di vista etimologico la parola “teatro” si riallaccia proprio al concetto di “visione”; quindi per Strehler – e per l’etimologia – tutto è o può essere “teatro”.

Basandomi su questa idea mi sono detto: beh! Se le cose stanno in questo modo, allora mi invento io il mio teatro… e così è nato il “Teatro Cantastorie”. In che cosa consiste? Semplice: racconto, per l’appunto, delle storie accompagnando la narrazione con immagini proiettate, ispirandomi proprio ai cantastorie di una volta. Loro andavano nelle piazze con i cartelloni e indicavano con un bastone le figure; io – grazie all’evoluzione della tecnologia – proietto delle slide, indicandole con il puntatore laser. La tecnica è diversa, ma Il concetto è lo stesso. Così, mentre racconto o canto, il pubblico, oltre ad ascoltare le mie parole, vede le immagini e comprende meglio i discorsi affrontati. In questo modo ho realizzato un discreto numero di spettacoli così strutturati.

I tuoi progetti futuri?

Nel 2025 ho raggiunto il traguardo dei miei primi quarant’anni di attività. Per l’occasione ho predisposto la realizzazione di due prodotti ad hoc: il libro “L’estro e la gabbia” che è una sorta di personale lascito esperienziale utile per i giovani che approcciano al lavoro dell’entertainment e il cofanetto “Back Catalogue” contenente tutta la mia produzione discografica realizzata in questi quattro decenni di attività.

Queste operazioni editoriali tracciano un solco che determina un “prima” e un “dopo”. Il “prima” è consolidato nelle mie produzioni teatrali e in queste ultime due fatiche, il “dopo” inizia adesso, ed è un Nuovo Corso che prenderà corpo negli anni a venire… ne parleremo.

FLAVIO ci regali qualche poesia catartica

Volentieri… eccoti un trittico:

Vedo un camoscio

e gli stambecchi saltare.

Un’aquila vola in alto

e le marmotte zampettano circospette.

Amore, sei sicura che andiamo bene per Rimini?

 

Ieri ti ho cercato disperatamente.

Volevo sentirti sul mio corpo nudo.

Volevo sentire il tuo colore.

Dov’eri?

Dov’eri?

Bastardo d’un pigiama!

 

Siamo qui su questo scoglio

lontani dal traffico

lontani dal caos

lontani dallo smog…

Non ci resta che aspettare i soccorsi!