COMPAGNIA “ALTRI POSTI IN PIEDI” un teatro partecipato, aperto, accessibile e inclusivo

COMPAGNIA “ALTRI POSTI IN PIEDI”

un teatro partecipato, aperto, accessibile e inclusivo

Decido di intervistare Noemi Valentini, co-fondatrice della Compagnia Altri Posti in Piedi, dopo averli ospitati presso il Teatro Sociale di Palazzolo sull’Oglio per tre giorni consecutivi con il loro “Cappuccetto Rosso. Nella pancia del lupo”, che ha fatto divertire moltissimo sia bambini che adulti, sia in domenicale che in matinnée.

Incuriosita dal loro nome e dalla loro poetica, che sa raccontare con ironia le profondità dell’essere umano anche ai bambini e alle bambine, inizio la chiacchiera e scopro molti punti in comune con la mia Compagnia Filodirame: in entrambi i casi un teatro ben radicato e in continuo dialogo con il suo territorio.

1. Chi è la Compagnia Altri Posti in Piedi, da dove nasce il nome e qual è la vostra poetica?

Altri Posti in Piedi è una realtà teatrale nata a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, come associazione culturale che unisce produzione artistica, formazione e organizzazione di eventi.

Il Direttivo è composto da Marco Pomari – Direttore artistico, Davide Colombini – Organizzazione Generale e Noemi Valentini – Distribuzione e Produzione.

Nel tempo è diventata una vera e propria comunità teatrale, capace di coinvolgere bambini, ragazzi e adulti, sia sul palco che dietro le quinte.

Il nome “Altri Posti in Piedi” richiama l’idea di un teatro aperto, accessibile e inclusivo, dove c’è sempre spazio per nuove persone, nuovi sguardi e nuove storie.

È un’immagine che parla di partecipazione: non spettatori passivi, ma una comunità che prende parte attiva al processo creativo. La poetica della compagnia si fonda sull’idea che “il teatro è di tutti”, non solo come arte ma come esperienza umana e strumento di crescita. Il teatro diventa così un luogo in cui sperimentare emozioni, relazioni e identità, un “allenamento alla vita” che mette al centro la persona prima ancora dell’attore.

2. Quando avete scelto di fare del teatro il vostro lavoro?

La scelta di fare teatro nasce in modo progressivo, spesso a partire da un’esperienza laboratoriale o educativa che si trasforma in qualcosa di più profondo. Per molti membri della compagnia, il teatro non è stato da subito un “lavoro”, ma una passione condivisa che negli anni è cresciuta fino a diventare professione. Questo percorso si riflette anche nella storia della scuola: nata nel 2015 con pochi corsi e pochi allievi, è diventata oggi una realtà strutturata con decine di percorsi formativi e insegnanti.

In questo senso, il teatro come lavoro coincide con una scelta di vita: restare sul territorio, investire nelle relazioni e costruire opportunità artistiche e culturali per sé e per gli altri.

Non c’è un momento uguale per tutti, né una sola strada.

C’è chi tra noi ha scelto di farne un lavoro guardando per la prima volta uno spettacolo, rimanendone profondamente colpito. C’è chi si è innamorato del teatro grazie all’incontro con dei Maestri, capaci di trasmettere passione e visione. E c’è anche chi ci è arrivato quasi per caso, magari iniziando come volontario, facendo lo strappa-biglietti durante una rassegna.

Sono percorsi diversi, ma con un punto in comune: a un certo momento il teatro ha smesso di essere solo un interesse ed è diventato una scelta di vita.

Da lì è iniziato un cammino fatto di formazione, esperienze, errori e crescita, che nel tempo si è trasformato in un lavoro, senza mai perdere quella spinta originaria fatta di curiosità, incontro e passione.

 

3. Avete molte anime: produzione, scuola, festival… qual è il filo che

lega tutto?

Il filo rosso che lega tutte le attività è la costruzione di una comunità teatrale viva e partecipata.

La scuola, la produzione e l’organizzazione di festival e rassegne non sono mondi separati, ma parti di un unico percorso condiviso. Chi entra in Altri Posti in Piedi non resta solo allievo o spettatore, ma può vivere il teatro in tutte le sue forme.

Gli studenti, infatti, non si limitano a recitare sul palcoscenico: diventano parte attiva della compagnia anche fuori scena. Partecipano come volontari durante le rassegne, collaborano al montaggio e smontaggio delle scenografie, aiutano nella gestione del pubblico.

È un modo per vivere il teatro a 360 gradi, come esperienza artistica ma anche concreta, fatta di responsabilità e collaborazione.

Un momento che racconta bene questo spirito è stato il periodo del Covid. In un tempo così difficile, i nostri studenti ci hanno dato una mano enorme nella costruzione della Corte dell’Astra: uno spazio che oggi è diventato un punto di riferimento sul territorio e ospita da anni una rassegna estiva. Hanno fatto di tutto: tagliato assi, dipinto panchine, costruito il palco, distribuito volantini, dato da bere alle piante del giardino. Senza di loro, tutto questo non sarebbe stato possibile.

È anche grazie a questo lavoro condiviso che oggi possiamo dire che il nostro non è solo un progetto teatrale, ma una comunità reale.

Senza di loro, non saremmo dove siamo ora.

Il teatro è diventato uno spazio condiviso, dove ognuno può trovare il proprio ruolo e contribuire alla crescita collettiva.

 

4. Progetti futuri

I progetti futuri si muovono lungo una direzione chiara: crescere senza perdere il legame con le persone e con il territorio.

Tra le prospettive:

l’ampliamento dell’offerta formativa, con nuovi corsi e percorsi sempre più specifici;

il rafforzamento del Festival del Teatro, con nuove collaborazioni e una programmazione ancora più ricca, capace di radunare i corsi teatrali del territorio guidati da professionisti in una folle maratona di due settimane, con oltre 40 spettacoli: un’occasione concreta per chi fa teatro di vivere fino in fondo un’esperienza professionale su un vero palco.

La crescita come compagnia capace di produrre spettacoli per famiglie stimolanti per adulti e bambini.

e poi vorremmo finire di ristrutturare il nostro teatro, è un pò vecchiotto, ma vogliamo che viva e venga vissuto dalla comunità, dagli artisti che ospitiamo e dai nostri studenti come un luogo bello in cui si sta bene.

L’obiettivo resta quello di continuare a creare occasioni di incontro, crescita e racconto, mantenendo il teatro come strumento vivo e condiviso.

Sono certa che con la loro determinazione tutto ciò che hanno in mente si realizzerà.

 

A cura di Francesca Fabbrini, Filodirame.