Il Teatro arriva su trerrote- Conversazione con Nicola Laieta.
C’è una parola fra tutte che mi è rimasta dopo questa intensa chiacchierata con Nicola Laieta, anima dell’associazione Trerrote che dal 2014 si occupa di Teatro sociale a Ponticelli, una delle periferie del disagio di Napoli. La parola è ASCOLTO. La parola “ascolto” racchiude in sé la capacità di costruire ponti, favorendo una partecipazione attiva e consapevole nel comprendere ciò che l’altro vuole comunicare. Ascoltare i giovani, soprattutto quelli con maggiore difficoltà (sociale o caratteriale) ad esprimere il proprio io, significa dare valore alle loro opinioni, alle loro idee, alle loro aspettative. Grazie all’ascolto si sviluppa uno spirito critico, si costruiscono relazioni solide e autentiche e di conseguenza si gettano le fondamenta per costruire una comunità coesa. E COMUNITA’ è l’altra parola chiave del bellissimo progetto che da 12 anni l’associazione Trerrote (Teatro Ricerca Educazione) porta avanti, sbocco naturale di un cammino cominciato anni prima, che vede confluire i percorsi di attori, educatori, e psicologi, provenienti, tra l’altro, dall’esperienza di Maestri di Strada la storica associazione fondata da Cesare Moreno con la mission di combattere la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sciale nelle aree più difficili e svantaggiate di Napoli e di “Arrevuoto”, altro storico progetto nato nel 2004 come risposta agli scontri camorristici che in quegli anni martoriavano le periferie a Nord della città, e soprattutto Scampia.

Della nascita di Trerrote e della sua missione Nicola mi fa un racconto preciso e appassionato. Lui muove i suoi primi passi nella Napoli degli anni ’90, in cui un gran fermento teatrale prometteva una rinascita culturale e creativa che di fatto ha dato il via a carriere significative e importanti, che hanno fatto la storia del tetro contemporaneo partenopeo, e non solo. Incontra e lavora con Enzo Moscato, Mario Martone, Renato Carpentieri, Lello Serao, e tanti altri artisti e compagnie di teatro di ricerca e teatro ragazzi. Dopo vicende alterne, approda al progetto “Arrevuoto” che gli rivela appieno tutta la potenzialità catartica dl Teatro.
“La mia esperienza di guida all’interno del Progetto Arrevuoto, dal suo inizio, durante gli anni guidati da Marco Martinelli mi diede l’occasione di osservare da vicino quanto una comunità eterogena unita nella impresa poetica di rimettere in vita un classico capace a darle parola, riuscisse a liberare le sue migliori energie creative, affettive e ideali. (…) Nei mesi di preparazione dello spettacolo osservavo nascere legami umani fortissimi improntati da una reciproca ispirazione tra piccoli e grandi, tra i giovani della periferia e gli artisti, gli educatori e i cittadini provenienti da tutti i quartieri della città, per essere protagonisti di quell’esorcismo di pace contro il male della guerra generato dalla faida di camorra e dalla assenza di prospettive e di speranza.”

Tuttavia, quel percorso oserei dire salvifico veniva bruscamente interrotto con il termine del progetto, che vedeva disperdersi nuovamente tutti i partecipanti al termine delle rappresentazioni, senza possibilità di poterli seguire e continuare ad affiancarli in quel processo che si era appena innescato, precludendo la possibilità di continuare a coltivare quelle giovani vite.
L’incontro con Maestri di Strada, tuttavia, gli offre la possibilità di rilanciare, offrendogli l’opportunità di sperimentare un Laboratorio di Educazione Teatrale, coerente con lo spirito dell’Associazione, nel cui ambito ha possibilità di relazionarsi con professionisti di livello altissimo. La riflessione di partenza è che il Teatro può senz’altro essere definito metafora di educazione, trasformando l’apprendimento in un processo attivo che promuove autonomia, consapevolezza, responsabilità, cooperazione e soprattutto risoluzione dei conflitti e rispetto reciproco. Approcciare però dei giovani racchiusi in un “copione di vita” che già li predestinava a certe dinamiche non era facile, anche perché la figura di un operatore adulto alla guida del gruppo non avrebbe innescato dinamiche di empatia tali da attivare nei ragazzi la spinta adatta a coinvolgerli. E qui nasce l’idea vincente. In una sorta di “baratto educativo” Nicola, forte anche del fatto che aveva raggiunto una certa notorietà grazie alla sua esperienza d’attore nello spettacolo “Museum” di Renato Carpentieri, riesce a coinvolgere un gruppo di giovani studenti delle facoltà di psicologia e pedagogia, ai quali offre formazione teatrale un cambio del loro supporto come educatori che lo avrebbero affiancato nel progetto. In tal modo, i ragazzi potevano relazionarsi a figure più vicine a loro per età, che in qualche modo rappresentavano dei “modelli vincenti”, una alternativa, e aprivano loro la possibilità di ricercare, attraverso il teatro, un principio di cambiamento, che sarebbe poi proseguito con il supporto di Maestri di Strada. Il progetto si rivela vincente, al punto che alcuni giovani partecipanti diventano, a loro volta, nel tempo, Educ -Attori. Questa bella pratica è tuttora attiva nell’associazione Trerrote, che prende a lavorare nel proprio organico i giovani che forma.
“Il lavoro è guidato da un’equipe multidisciplinare composta da un regista/pedagogista, uno psicologo e gli educatori che affiancano e formano gli educ-attori che assieme agli adolescenti sono coinvolti nel processo di costruzione artistica e identitaria che è la preparazione di uno spettacolo. L’educ-attore” è la figura che nasce nei nostri processi formativi per adulti, figura ibrida che condivide caratteristiche appartenenti sia all’educatore che all’attore: poiché entrambi si nutrono di un allenamento costante, detengono un ruolo operativo sul campo e, al contempo, esercitano attenti processi di auto-osservazione personale e gruppale grazie alle pratiche riflessive dei Maestri di strada”
In questo crocevia di esperienze, grazie agli incontri ed ai confronti, nasce appunto una piccola comunità, che i ragazzi riconoscono come luogo accogliente, o percepiscono come “famiglia”, spazio dove poter essere ascoltati, dove si può esprimere liberamente il proprio io senza tema di giudizio, e soprattutto dove potersi mettere in discussione e rivalutare le proprie aspettative, facendo fiorire le naturali inclinazioni, liberandosi da cliché o modelli stereotipati imposti dalla scuola, dalla famiglia e dalla società. Uno spazio libero di apprendimento, dove costruire qualcosa per cui vale la pena di rischiare. E grazie la Teatro Bellini di Napoli, che ha condiviso questa visione aprendo le sue porte, lo spettacolo finale dei ragazzi si tiene proprio lì, su quel palco importante, un palco per il quale volentieri si paga il prezzo del rischio.

La domanda che mi sono posta alla fine di questa chiacchierata, è se questa esperienza, nata nelle periferie disagiate (da qui il nome “Trerrote”, il “Tre ruote è il mezzo con cui i fruttivendoli portavano i loro prodotti dalla periferia alla città… il nome si ispira a questo.. strizzando l’occhio al brano di Tony Tammaro) per combattere la dispersione scolastica e rivolto ai cosiddetti “minori a rischio” non sia oggi necessaria ed urgente per tutti i nostri adolescenti.
In una società sempre più distratta, dove si riscontrano sempre più fragilità, crisi di identità, perdita di valori, dove il rapporto tra scuola e famiglia si è deteriorato, dove l’avanzare inarrestabile dei social media può avere conseguenze devastanti, l’educazione teatrale,( e qui Nicola mi ha fatto scattare una forte riflessione sulla “provocazione di Riccardo Massa e del suo “ Educare o istruire”) può essere davvero un luogo di “recupero” dove crescere insieme recuperando, anche attraverso l’ASCOLTO quel senso di COMUNITA’ che talvolta sembra essere smarrito e che è fondamentale per il benessere individuale e collettivo.
Nicola Laieta
Regista, Maestro di Strada, Educ-attore

Si è formato come attore presso il Bardefè di Napoli, ha lavorato come attore con Enzo Moscato, Mario Martone, Renato Carpentieri, Sergio Longobardi, Giovanna Facciolo, Lello Serao, Sara Sole Notarbartolo e tanti altri artisti e compagnie di teatro di ricerca e teatro ragazzi. Ha vinto la menzione speciale del Premio Scenario ‘ 99 con lo spettacolo Core della compagnia Babbaluck e il Premio Scenario Infanzia con lo Spettacolo Tanikò , di cui era attore e drammaturgo con Antonio Calone. Ha lavorato come regista e drammaturgo in diversi Festival e Manifestazioni : Museum, Napoli Teatro Festival, Arrevuoto, Quartieri di Vita, Cantieri Viviani, Cultura che Classe. È regista e pedagogo per diverse realtà teatrali, Teatro Stabile di Napoli, Teatro Trianon, Teatro Bellini e svariate progettualità a cavallo tra il teatro , il sociale, l’educazione. Collabora con l’univerisità Suor Orsola Benincasa, Uniparthenope, Fedrico II di Napoli e Biccoca di Milano . Lavora come progettista e coordinatore pedagogico dell’Associazione Maestri di Strada, dirigendo il laboratorio intergenerazionale di Teatro Educazione, che unisce i giovani della periferia orientale di Napoli a un gruppo di giovani universitari apprendisti del teatro e dell’educazione e provenienti dalle attività educative di Maestri di Strada , per realizzare spettacoli e performance artistiche. Ha fondato l’Associazione Trerrote ( Teatro Ricerca Educazione ) per approfondire la sua ricerca su Teatro e Educazione e realizzare , spettacoli, laboratori pedagogici, percorsi formativi per attori, docenti , psicologi, educatori , operatori del sociale. L’associazione realizza spettacoli ed eventi culturali ed educativi, che favoriscono l’empowerment personale e di comunità dei giovani delle periferie per promuovere la loro cittadinanza attraverso l’educazione e la bellezza.
Teatro Educazione
Il teatro, per sua natura, è già un dispositivo pedagogico: è un generatore d’esperienza, una pratica che, in quanto tale, potrebbe già definirsi educativa, formativa, orientativa. Il teatro è un campo di esperienza totale che coinvolge il corpo/mente nella sua interezza, uno spazio finzionale e traslato di espressione e narrazione di sé , di apprendimento e apprendistato intersoggettivo alla vita nella sua dimensione emotiva, relazionale e culturale.
Propongo il teatro dunque come dispositivo pedagogico alla bellezza come fucina di identità individuale e collettiva, come luogo per eccellenza dell’incontro con l’altro e dell’immedesimazione nell’altro da sé, e infine generatore di gruppalità essendo incentrato su un lavoro coordinato e cooperativo al fine di un obiettivo comune (lo spettacolo) aperto alla comunicazione con altri , gli spettatori. Nella sua dimensione rituale , il teatro nasce in funzione di una comunità , della polis e della necessità che questa ha di rappresentarsi ovvero di prendere coscienza di sé , di raccontarsi e riunirsi attorno alla mitologia ( racconto) del proprio destino , mitologia culturale in forma di storie che è patrimonio ereditario da rivivificare e trasformare nel continuo passaggio generazionale. In quest’ottica, il profondo nesso tra teatro e dispositivi pedagogici è assolutamente evidente.
A cura di Roberta Sandias – La Mansarda Teatro dell’Orco


