CARNEVALE, MASCHERE e TEATRO PER RAGAZZI: UN CONNUBIO ANCORA VINCENTE?
Intervista a tre protagonisti della scena carnevalesca: Arlecchino, Pulcinella e Colombina.
a cura di 2 Giga Teatro
Si è appena concluso il Carnevale e diversi teatri italiani che ospitano una programmazione rivolta all’infanzia e alla gioventù hanno accolto spettacoli con protagonisti le maschere tradizionali della Commedia dell’arte.
Tuttavia quest’anno si è rilevata una certa contrazione nel numero delle proposte: certo Arlecchino, Colombina, Brighella, il Dottore, Pantalone, il Capitano hanno calcato diversi palcoscenici della penisola, ma di sicuro non si può dire che ci sia stata un’invasione di spettacoli del genere.
Forse il Carnevale non è più una festa così sentita? Forse questo tempo “altro” caratterizzato dalla rottura della normalità oggi appare ormai obsoleto? Verrebbe da pensarlo in virtù del fatto che molte delle “libertà” previste dal contesto della festa, sono diventate quotidiane e non c’è più bisogno di un tempo preordinato alla “rottura”: ci si traveste tutto l’anno, la satira è ovunque, il linguaggio irriverente non è più un’eccezione. Forse la sua dimensione di eccezionalità si è ormai inesorabilmente attenuata, in una società che offre continuamente occasioni di intrattenimento, travestimento e trasgressione simbolica? Oppure, per contro, vivendo in un tempo in cui le esperienze fisiche e collettive della strada, della piazza, del contatto, del rumore, della comunità hanno lasciato il passo ad altro genere di esperienze sempre più individuali e digitali, la dimensione della festa collettiva fa sempre più fatica ad imporsi? In buona sostanza il Carnevale ha forse perso la sua carica distintiva come momento necessario e carico di senso?

Arlecchino contro Pulcinella – Compagnia Teatrando
Ne vogliamo parlare direttamente con i protagonisti, che, dopo le fatiche di questo periodo, ci hanno concesso una cortese intervista. Ma prima di procedere a questo esclusivo confronto, vogliamo fare un accenno alla storia di questa festa. Il Carnevale è infatti una delle feste più antiche della tradizione europea e mediterranea, le cui radici affondano nei riti pagani legati al ciclo delle stagioni, alla fine dell’inverno e all’attesa della rinascita primaverile. Già nelle civiltà antiche, come quella romana, si celebravano feste di rovesciamento e di eccesso — tra tutte i Saturnali — durante le quali le gerarchie sociali venivano simbolicamente sospese e il caos prendeva temporaneamente il posto dell’ordine. Con l’avvento del Cristianesimo, queste pratiche non scomparvero, ma vennero progressivamente integrate nel calendario liturgico. Il Carnevale si collocò così nel periodo che precede la Quaresima, diventando l’ultimo spazio concesso al cibo abbondante, al gioco e alla trasgressione prima del tempo della penitenza. Il termine stesso Carnevale viene comunemente fatto risalire a carnem levare, “togliere la carne”, a indicare l’imminente cambiamento di regime alimentare e di comportamento: un ultimo, sfrenato spazio di libertà prima del tempo della misura e della riflessione.
Durante il Medioevo, il Carnevale assunse una forte dimensione popolare e comunitaria. Le piazze divennero luoghi di festa collettiva, di parodia e di critica sociale. Nacquero in questo periodo molte forme di teatro comico e improvvisato, antenate della Commedia dell’Arte, in cui personaggi fissi e mascherati rappresentavano vizi, virtù e conflitti della società del tempo. Tra Rinascimento e Seicento, il Carnevale raggiunse una straordinaria ricchezza espressiva, soprattutto nelle grandi città italiane ed europee. Le maschere si codificarono, i costumi si raffinarono e il Carnevale divenne un vero e proprio spettacolo urbano, capace di coinvolgere nobili e popolani. A Venezia, in particolare, la maschera garantiva l’anonimato e permetteva una libertà di comportamento altrimenti impensabile.

Arlecchino – Zaches Teatro – Teatro Metastasio
Nei secoli successivi, con l’affermarsi di nuove forme di controllo sociale e con i cambiamenti culturali dell’età moderna, il Carnevale ha perso parte della sua carica sovversiva, trasformandosi gradualmente in una festa più regolata e spettacolarizzata, conservando solo in parte quelle caratteristiche di tempo sospeso, di parentesi colorata in cui il mondo sembra capovolgersi e le regole quotidiane concedono una tregua, di momento in cui ci si maschera non solo per nascondersi, ma per rivelare qualcosa di più profondo, giocoso o irriverente di sé.
Tuttavia maschere, travestimenti, musiche e cortei resistono e restano strumenti di una grande rappresentazione collettiva. Dietro una maschera cadono le differenze sociali: il servo può farsi re, il povero può prendersi gioco del potente, la satira può dire ciò che il resto dell’anno resta taciuto. E il Carnevale continua ad essere la festa del riso, dell’ironia e della critica, dove lo scherzo è una cosa serissma.
In questo spirito si inseriscono poi anche gli spettacoli pensati per i ragazzi, in cui le maschere tornano ad essere protagoniste vive e parlanti. Personaggi come Arlecchino, Pulcinella, Colombina, Pantalone o il Dottore diventano guide giocose che accompagnano i più giovani in storie fatte di equivoci, risate, piccole e grandi avventure. Attraverso il teatro, il gioco e il linguaggio del corpo, questi spettacoli trasmettono valori antichi e sempre attuali: l’astuzia contro la prepotenza, l’intelligenza contro la forza, il piacere di ridere insieme.

Arlecchino Muto per Spavento – Stivalaccio Teatro
È il momento di quindi dare la parola ai nostri protagonisti, che eccezionalmente ci hanno concesso questa intervista.
*Il redattore declina ogni responsabilità e si scusa preventivamente sulla corretta trasposizione delle espressioni reseci nella presente intervista in quanto la lingua in cui si esprimono i nostri ospiti non è di sua padronanza.
DOMANDA A conti fatti, com’è andato questo Carnevale?
ARLECCHINO
La xè stada, come al solito, ‘na gran fadìga! Me son restà muto par el spavento nello spettacolo omonimo de Stivalaccio Teatro (e vu savì ben quanto, par mi, star muto l’è ‘na roba dificile, perché me piàs ciacolà e dir tüto quelo che me pasa par la testa),
mentre quij de l’ERT, Ente Teatrale Regionale del Friuli Venezia Giulia, i me ga spedìt addirittura nel futuro, fra òmeni, androidi, astronavi, ligàmi de sangu,
paüre e speranse tanto umane. Dopo, come se no bastàs, me so tocà affrontà ‘n orco rarìssimo e feroce, ‘l famós Orco Pennù, nello spettacolo del Teatro Le Maschere Arlecchino e le magiche penne dell’orco, par provà a strapàgh ‘na penna e salvar cussì el mè paròn, el sior Pantalon de Bisognòsi, che l’era ormai ‘n fin de vita, poarèto. E, come se ‘l mond no l’aves già fato abbastanza, me so anca trovà a barufà con Pulcinella, con quèl lì me son scornà ben ben nello spettacolo de la compagnia Teatrando, Arlecchino contro Pulcinella, par question de cör…

Arlecchino e le magiche penne dell’oro – Teatro Le Maschere
PULCINELLA
È ‘o vero! Tutte ‘e ddoje vulévamo arrivà a tené ‘a mano ‘e Colombina,
sulo ca io già tenevo ‘o consenso d’‘o Dottore. Comm’ ‘o solito, chillo stordito s’è scurdat’ ca è stato pure ‘o protagonista d’‘o spettacolo Arlecchino ‘e Zaches Teatro,
‘nu spettacolo bello bello bello, addó nuje Pulcinella ce simmo fatte addirittura ‘n tre, pe’ jì a truvàllo, pe’ ‘o proclamà nuosto rre e pe’ mettérce ‘a speranza ‘e nu futuro meglio. Bell’affare avimmo fatto, eh!…
Meno male ca m’aggio rifatto doppo int’‘o spettacolo L’Opera di Pulcinella d’‘a compagnia Granteatrino, addó m’aggio fatto burattino e m’aggio pure ripigliato ‘a pivetta, e pure cu ‘a bella avventura presentata d’‘o Teatro Eidos, Pulcinella e il mistero del castello, addó m’aggio truvato a cummattere cu ‘nu poco ‘e ladruncoli
ca vulévano fa’ ‘e fesse a me, facénnose passà pe’ spirite.

L’Opera di Pulcinella – Granteatrino
COLOMBINA
Fosse vero… ogni volta che s’è presentato un pericolo se l’è sempre data a gambe al grido di “Armamoce e …gghiate!”. Volevo comunque aggiungere che dai titoli che si leggono in giro pe i teatri sembrerebbe quasi che io non abbia fatto un bel nulla, ma in molti di questi spettacoli ci so’ stata anche io, sa?
DOMANDA Secondo lei come mai questa disparità?
COLOMBINA
Cosa vòle che le dica: nel teatro i ruoli femminili so’ sempre stati pochini, e gli spettacoli di Carnevale un fanno eccezione. Tenga presente che quando s’apre una possibilità, noi servette si entra subito in competizione: e arriva Smeraldina, e Ricciolina, e Corallina, Franceschina, Betta e tutte a contedersi l’unico ruolo disponibile! Che poi un sarebbe bello uno spettacolo fatto tutto di noi servette? Lei non crede?
DOMANDA Beh… certo… Jean Genet, ad esempio, ha scritto una cosa simile…
COLOMBINA
Un lo conosco… proverò a leggelo, anche se a leggere fo sempre un po’ fatica… comunque sempre meglio di questi due alfabeti… Ma tornando a bomba, credo anche che Arlecchino e Pulcinella siano ovunque perché fanno comodo: fanno casino, occupano spazio, un lazzo qua, una capriola là e nessuno si chiede se ce n’è di troppo. Invece la maschera femminile, che pensa, decide e guida il gioco, fa di certo più paura di un Arlecchino che salta o di un Pulcinella che strilla. Perché io un porto solo la battuta: porto il controllo della storia. E nel teatro per ragazzi questo pesa ancora di più: perchè la mia presenza è sempre lì a dire che si può essere intelligenti, libere, ironiche senza chiedere permesso e senza dove fa spalla a nessuno.
DOMANDA Prima Pulcinella accennavi al fatto di trasformarti in burattino per certi spettacoli di figura, ti è capitato anche in questo Carnevale?
PULCINELLA
Nisciuno s’adda mettere a dicere niente si me ‘mbraco io stesso ‘o titolo ‘e figura centrale d’‘o teatro d’‘e burattine, già d’‘o millesiciento. D’‘a parte ‘e llà, ‘e Guarattelle so’ ‘a forma tradizionale napoletana d’‘o teatro ‘e burattine ‘a mano,
legata ‘ncuollo ‘a me, senza manco ‘na possibilità ‘e scìllere.
Chest’anno nun m’aggio capitate tante occasioni, ma ce n’è stata una ca m’ha fatto proprio divertì, qualche tempo fa, chilla ‘e Uno, roie, roie e’mmiezo, tre… Pulicinè! d’‘a compagnia Il Teatro nel Baule, addó ‘a piccerella baracca d’‘e burattine è stata cagnata cu ‘nu teatrino a misura ‘e cristiano, addó io aggio recitato ‘ncarne e ossa, muvénnome comme ‘nu burattino manovrato d’‘a mano d’‘o burattinaio.

Uno, roje, roje e ‘mmiezo, tre…Pulcinè! – Teatro nel Baule
DOMANDA Qual è l’aspetto che preferite del Carnevale?
ARLECCHINO
Sicuramente i dolsi, i dolsi de Carneval! Quei tipici, come le ciàcole e le castagnòle,
che in ogni piassa dove che me esibisso i ghe cambia nome ogni volta,
ma mi me li magno tüti istèsso: che i sia frappe, galàni, ciàcole, cròstoli, bugìe, cènci o galàni… e po’ le castagnòle, che le me par proprio ‘na specie de fritòle veneziane,
e dopo ancora le zeppole, i tortèli lombàrdi, i cecamarìni, la cicerchiàta, la pignolàta, el sanguinàsso, el migliàsso, le gràfe, el berlingòso, la schiacciàta, le lattùghe,
i tortèli, i grosòli, le sfràpole, e fin anca le tagliatèlle frìte… insòma: basta che sia dolse, mi ghe son!
PULCINELLA
E jamme, statte zitto, famme parlà pure a me! Madonna mia quanto si’ scocciante! A me d’‘o Carnevale me piacciono ‘e culure, e t’ ‘o dico pure: visto ca songo tutto janco, a parte ‘o fazzoletto, ‘nu poco ‘e ‘nvidia pure me vene… Forse è pure pe’ chesto ca dint’‘o spettacolo I coriandoli di Arlecchino d’‘a compagnia Teatro Pantegano, pe’ dispietto ‘e chisto scurnacchiato ‘e Arlecchino, l’aggio fatto addiventà janchi tutti quanti ‘e curiandoli.
Ma era ‘nu scherzo, eh! ‘Nu scherzo ‘e Carnevale…

I Coriandoli di Arlecchino – Teatro Pantegano
COLOMBINA
No, no, te tu l’hai fatto proprio con intenzione… Pensi che c’è voluto un ispettore pe ritrovà i coriandoli colorati! Meno male che ti sei ravveduto e te tu hai capito che una persona ha valore non per il vestito che indossa, ma per quello che è. Comunque a me quello che mi piace del Carnevale è la partecipazione dei bambini. Magari loro arrivano preparati perchè a scuola ci hanno studiato, disegnato, colorato… ma poi a teatro ci incontriamo dal vivo, ed è una cosa bellissima perchè la maschera vive di relazione: la maschera guarda, provoca, ascolta. Se resta solo una spiegazione, perde il suo incanto.
DOMANDA Ricollegandoci all’introduzione di questa intervista, abbiamo parlato di una festa, quella del Carnevale, forse un po’ in crisi: vorrei sapere se lo percepite anche voi e da cosa.
ARLECCHINO
In crisi? Ma va là! In crisi son lo io me, che praticamente non baterò ciodo fino al prossimo anno. Fursi ‘l Carneval, povereto, no ‘l ghe fa più el rumor de prima, xè vero… Meno piazza, meno zente, meno spetacoli, e forse un po’ troppo tuto ben pettinà. Ma resta pur sempre ‘l Carneval!
PULCINELLA
Eh… ‘a crisi ce sta, sì. Ma nun è ‘o Carnevale ch’è stanco: so’ ‘e cristiane che nun tengono cchiù tiempo ‘e fa’ ‘o pazzo. E senza ‘o pazzo, ‘o Carnevale se ne va zitto zitto.
COLOMBINA
Io un direi che è finito, piuttosto s’è fatto timido. S’è perso il gusto del ribaltamento, del gioco condiviso. Si fa festa, sì… ma senza crederci più tanto come una volta.
DOMANDA Un’ultima domanda prima di congedarci: maschere, Carnevale e teatro ragazzi restano per voi un connubio ancora vincente?
ARLECCHINO
Ah, seguro! Mascare, Carneval e teatro par i putei i xe fatti apposta par star insieme. Mi go bisogno de zugar, cascar, inventar storie: sul palco mi torno a vegnir quel che son, uno che casca, che inventa, che cambia idea. E i putei capisse subito che sul palco se pol provar, sbagliar e rider senza paura, capisse subito che xe un zogo, una festa che diverte e magari anca insegna qualcossa, ma senza farse sentir.
PULCINELLA
Ma certo che funziona!‘O teatro pe’ ‘e guaglione è ‘na festa, e ‘o Carnevale pure.
E ‘o teatro è ‘a casa mia. Là posso dire ‘e verità ridendo, posso essere furbo e scemo insieme. Io traso, faccio ‘o pazzo, faccio casino, me piglio ‘e mazzate e me ne vaco ridendo. Si ‘e criature ridono, allora ‘o connubbio è riuscito.
COLOMBINA
Negli spettacoli di Carnevale la festa ritrova corpo e voce. Il tempo rallenta, l’ascolto cresce. Noi maschere diventiamo compagne di gioco, il Carnevale ritorna ad essere tempo speciale, e il palcoscenico un luogo dove si può pensare ridendo e crescere insieme. Con adulti e bambini che tornano a stare nello stesso gioco.
DOMANDA Non resta allora che darci appuntamento all’anno prossimo, al prossimo Carnevale…
ARLECCHINO
Alora mi vado, ma tornerò qua,
come el Carneval, che riva e poi và.
Scarpe rotte, risa in man,
al prossimo Carneval… son qua doman!
PULCINELLA
Ora me ne vaco, ma nun è ‘nu guaio,
Pulcinella tornarà pe’ fa’ ‘o guappo e ‘o guaio!
Quanno sentite ‘a festa ‘int’ ‘a città,
vuol dicere ca ‘o Carnevale di nuovo sta già ccà!
COLOMBINA
Salutimoci adesso, ma solo per gioco,
il Carnevale va via… si sa dura poco.
Tra coriandoli, scene e allegria,
ci si rivede presto — e così sia!
DOMANDA Addirittura in rima! Allora al prossimo anno miei cari Arlecchino, Pulcinella e Colombina!

Arlecchino nel Futuro – ERT
Elenco (parziale) degli spettacoli reperiti in rete con protagonisti Arlecchino, Pulcinella e Colombina andati in scena nel periodo di Carnevale.
L’Opera di Pulcinella – Granteatrino
14 e 15 febbraio – Casa di Pulcinella (Bari)
Arlecchino contro Pulcinella – Compagnia Teatrando.
28 gennaio e 4 febbraio – Teatro Pegaso (Roma)
Il vestito di Arlecchino – Compagnia Hockety Pockety
7 febbraio 2026 – Teatro Marconi (Roma)
𝐀𝐫𝐥𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐨 𝐌𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐒𝐩𝐚𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 – Stivalaccio teatro.
in tourné dal 7 febbraio fino al 30 aprile.
I coriandoli di Arlecchino – Compagnia Teatro Pantegano
7, 8, 14 e 15 febbraio Nuovo Teatro San Paolo (Roma)
Arlecchino e le magiche penne dell’orco – Teatro Le Maschere (Roma)
Dall’8 al 17 febbraio.
Arlecchino – Zaches Teatro / Teatro Metastasio di Prato
8 febbraio – Teatro dell’Unione, Viterbo
12 febbraio – Teatro degl’Industri, Grosseto
11 marzo – Teatro Titano, San Marino
14 marzo – Cittadella degli Artisti, Molfetta
15 e 16 marzo – Teatro Kismet, Bari
Arlecchino nel futuro – ERT
12 febbraio – Tavagnacco
13 febbraio – Polcenigo
26 febbraio – San Daniele del Friuli
27 febbraio – Cividale del Friuli
28 febbraio – Lestizza
Uno, roie, roie e’mmiezo, tre… Pulicinè! – Teatro nel baule
30 dicembre 2025: Bellosguardo (SA).
4 gennaio 2026: Saviano (NA), Piazzale Enrico De Nicola.
In copertina Virgino De Matteo – Pulcinella e il Mistero del Castello – Teatro Eidos
A cura di 2 Giga Teatro

