PREMIO OTELLO SARZI, LE RECENSIONI SUGLI STUDI

Visti per voi da Renata Rebeschini

20106466_1096680803798457_2082286447154511631_nUna bella novità, quest’anno, all’interno del Premio Otello Sarzi. Mi riferisco alla sezione studi che ha visto 7 spettacoli “in itinere”, cioè spettacoli non finiti ma ancora in parte in studio, verifiche e progettualità. Comincio subito col dire che è stata una piacevole sorpresa trovare, in quasi tutte le proposte, ottime idee, interessanti temi, lavori ben curati e tutti proposti da giovani compagnie, piene di entusiasmo e molte di provate capacità.

Tra tutte la Giuria ha scelto Mammalucco, presentato dalla Compagnia Chiara Spoletini di Roma con la seguente motivazione: “Per aver esplorato in modo originale, attraverso l’arte attoriale, l’immaginario e la tradizione dei Pupi Siciliani, superando il racconto epico verso un nuovo contesto ricco di suggestioni contemporanee”.

Racconta di Luigi, un ragazzino con difficoltà che trova il teatro come unico luogo capace di accoglierlo e, davanti al teatro dei Pupi… entra e diventa lui stesso un Pupo e poi, alla fine del viaggio, torna a casa soddisfatto. Lì tornerà, ogni domenica… anche se quel teatro è chiuso da anni… perché è fallito, perché “non va più”. Beh, questo spettacolo dovrebbe riconciliare il pubblico con quest’arte antica e diventata attuale: lo potremo rivedere, questa volta finito, al prossimo Premio Otello Sarzi!

Ma, per riprendere il discorso iniziale, va detto che non è stata una decisione facile in quanto erano almeno cinque le compagnie meritevoli… e cinque su sette è davvero un numero notevole!

Oltre ogni mio confine presentato dalla Compagnia La luna al guinzaglio, di Trieste, tratta il tema dell’accoglienza in modo intelligente e mai retorico, un rischio che, su questo argomento, è sempre dietro l‘angolo… Uno spettacolo senza parole, fatto di suoni, musiche e gestualità che fanno capire e sentire, e non solo con le orecchie! Vedere col cuore, vedere l’invisibile. Due creature (clown, bambini, personaggi fantastici?) si incontrano, scoprono il modo, il gioco e devono partire per raggiungere… cosa? L’importante è partire perché il viaggio è scoperta e continuare a cercare il luogo del cuore. Per ora il lavoro è ancora in via di completamente e attendiamo con curiosità di vedere lo spettacolo portato a termine.

Cappuccetto e il Lupo Bianco, presentato dalla Compagnia Fiabrica di Cittadella (PD) scaturisce da un lavoro di ricerca sulla fiaba. Troviamo una Cappuccetto sdrammatizzata, col naso rosso da clown che però, stranamente, la rende forse più matura, più seria, meno ingenua e poi c’è l’immancabile lupo, questa volta bianco che vorremmo quasi proteggere… Un lavoro davvero interessante ed intelligente che si prospetta di buona fattura anche grazie alla professionalità dei due bravi protagonisti.

Falù, del Teatro della Sete di Udine. Teatro di figura e attori creano insieme un piacevole connubio; manipolazione a vista dei vari pupazzi, dal bambino agli animali che incontra. Perché Falù durante una burrascosa traversata in mare perde il papà e approda in un’isola sconosciuta dove a ogni personaggio che incontra chiede di fargli da padre: c’è la farfalla Rossa, che si dice disponibile a fargli da mamma, e altri animali e mostri, ma soprattutto c’è il dr. Toff, il ricercatore che vive nell’isola a studiare le farfalle che, forse, potrà aiutarlo. Il lavoro della compagnia è già a buon punto e promette di essere davvero interessante.

On the Moon, proposto dalle compagnie friulane Aqualta Teatro e Molino Rosenkranz. Dove va a finire tutto ciò che perdiamo? Sulla luna, dice la mamma al piccolo Gianni e lui, con l’aiuto di un cavaliere su l’ippogrifo (sì, ovvio, Astolfo dell’Ariosto) inizia con loro il fantastico viaggio sulla luna alla ricerca del suo gioco. Lì tutti gli oggetti prendono vita in modo diverso per far parte di un tutt’uno: un mostro/padrone con il quale il nostro Gianni se la dovrà vedere. L’uso che gli attori fanno dei pupazzi e delle ombre crea ottime suggestioni.

Quando la notte finisce di Laura Saccani è una fiaba di migranti: due giovani donne si incontrano in uno dei tanti viaggi della speranza, si avvicinano, si allontanano, si guardano prima con simpatia poi con ostilità finché non arrivano a conoscersi raccontandosi reciprocamente delle storie delle loro terre. Storie vere e fiabe si mescolano in un’unica grande storia a ricordare che la diversità significa arricchimento e, alla fin fine, uguaglianza.

Ultimo studio presentato è stato Storie sempre più vicine del Teatro della Zucca di Milano. Anche qui si parla di migrazioni, di viaggi difficili, di terre lasciate, di famiglie divise; il tema, purtroppo, qui viene trattato in modo banale, e l’immaturità sia artistica che registica è ancora troppo evidente.

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