PALLA AL CENTRO, LE RECENSIONI

di Renata Rebeschini

Le vetrine di Palla al Centro sono, ogni anno, tra le più accoglienti e serene. E anche questa volta, ospiti a Perugia della Compagnia Fontemaggiore l’8-9-10-11 luglio, il soggiorno è stato, pur se affollato di impegni, sempre estremamente piacevole, grazie all’ospitalità di Stefano, Monica e Roberta. Gli spettacoli sono stati presentati in spazi diversi, sia a Perugia che nei teatri delle splendide Trevi e Spello.

Il fitto calendario è iniziato con la Compagnia Occhisulmondo che ha presentato TEORIA DEL CRACKER, uno spettacolo per gli adolescenti ma anche per tutti coloro che dovrebbero aprire occhi, menti, coscienze. Siamo in una delle tante, troppe aree fortemente inquinate del nostro Paese, nelle quali il solo respirare porta alla morte. La scena è grigia, coperta da polvere così come lo è l’abito del narratore, Daniele Aureli (egli stesso autore e regista) in una prova d’attore che lo ha visto tecnicamente impeccabile; fin troppo preciso, forse, così che da non arrivare fino in fondo a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Un tema duro, in cui la malattia stessa parla attraverso il corpo del malato, racconta la storia degli abitanti di un paese sempre avvolto da nuvole grigie, lo stesso grigio che riempie il cuore degli uomini. Uno choc per risvegliare le coscienze di tutti.

Fontemaggiore ha portato in scena LA STORIA DEL PRINCIPE ALLA RICERCA DELLA VERITÀ, per la regia di Enrico De Meo. Un racconto, un viaggio nel proprio io per imparare a ritrovare ciò che è vero… non facile per nessuno e particolarmente intricato nella storia di un “eroe” (!?) disposto ad affrontare difficoltà e avventure per raggiungere lo scopo. Le scene sono bellissime, con un gioco di specchi interessante e che potrebbe essere usato maggiormente, costumi divertenti ma c’è la necessità di altre prove per asciugare alcuni passaggi e dare più spazio ad altri. Gli attori sono un po’ piatti, mancano i ritmi e le voci non trasmettono… verità.

LA FIABA DELL’UCCELLO D’ORO è lo spettacolo del Teatrino Lucedumbra. Racconta la ricerca dell’uccello d’oro da parte di tre fratelli, ricerca che riuscirà solo al più giovane… La messa in scena (costruita tutta con carta da pacchi) abbisognerebbe di un ottimo narratore e l’idea dell’uso della carta dovrebbe (e potrebbe) essere utilizzato nel formare i vari personaggi con maggior precisione e capacità manuale.

A Trevi, Bradamante Teatro (con Florian Metateatro) ha portato uno studio (lo spettacolo debutterà a ottobre) PAOLO DEI LUPI. Presentato come studio, lo spettacolo si è dimostrato invece quasi finito, con una scrittura coinvolgente e con la narratrice, la brava Francesca Camilla D’Amico (pure autrice del testo), che ha saputo appassionare il pubblico di grandi e piccini. La regia di Roberto Anglisani si è mostrata vincente e anche le musiche provvisorie (le originali sono in via di studio) sono comunque state funzionali allo spettacolo. La storia racconta del grande desiderio di Simone, un bambino, di voler conoscere e capire i lupi e diventarne amico. Un tempo, infatti, uomini e lupi camminavano vicini, senza paura, ammirandosi e rispettandosi. Nel racconto c’è anche Paolo, un biologo mandato nelle montagne dell’Appennino a studiare i lupi e quando i due Paolo e Simone, si incontrano…

IL PRINCIPE E LA RONDINE è stato il debutto registico della dolce Flavia Valoppi (anche autrice) per il Florian Metateatro.
Come si vince la paura che spesso i genitori infondono nei figli nella convinzione di proteggerli? Paura del mondo, delle guerre, delle malattie, del freddo, del buio, del nuovo, del diverso, del nemico, della natura stessa… quindi barriere, proibizioni, armature a difesa… Anche il Principe della nostra storia è pieno di fobie, per cui vive, dentro il suo splendido castello, solo e senza amici, finché in questa sua prigione dorata entra una rondine che lo affascina con il suo melodioso canto. Ecco che allora il principe cerca di avere la rondine sempre con sé fino a chiuderla in una gabbia dorata in cui l’uccello, però, finisce con l’ammalarsi per mancanza del bene più prezioso: la libertà. E quando il Principe comincerà a capire e a liberare l’amica, si libererà egli stesso dalla voluta prigionia e uscirà dal castello per vivere, finalmente, nel mondo. In scena il giovane Edoardo De Piccoli, molto emozionato, che ha certamente le qualità per acquisire maggiori sicurezze e creatività. Piacevoli le ombre cinesi di Oscar Strizzi, in particolare con i personaggi costruiti con le mani, e i disegni sulla sabbia (una buona sand art) che concorrono nella narrazione. Uno spettacolo che deve ancora crescere, come spesso capita nei debutti, e che, grazie ai ritocchi che Flavia saprà apportare, potrà pure lui volare con le rondini.

Lo storico Teatro delle Marionette degli Accettella con i suoi I TRE PORCELLINI ha portato un momento di allegria e di freschezza (giovane… nonostante la lunga storia della famiglia Accettella… o forse proprio per questo…) ed ha sicuramente convinto. Un racconto giocato sulle ottime capacità dei due attori/burattinai (Stefania Umana e Alessandro Accettella) che hanno strappato risate fin dalle prime battute; la relazione (come spesso capita negli ultimi anni ma non sempre con questi risultati) tra attore e pupazzo (belli i porcellini di Brina Babini) che dialogano tra loro aumenta il piacere di uno spettacolo proposto con grande simpatia, con ottima tecnica e con la giusta ironia. Scene funzionali allo spettacolo e un testo (di Danilo Conti anche regista e Antonella Piroli, scenografa) senza banalità e senza tentativi di morali scontate, sempre a ricordare che uno spettacolo, se ben congegnato come questo, porta in sé tutte le caratteristiche di come si può far divertire in modo intelligente piccini e adulti!

Con Fondazione Sipario Toscana ecco L’UOMO DI FERRO, tratto da una favola dei Grimm, per la regia di Olivier Letellier. Il bravo e convincente Matteo Prosperi ci conduce in un viaggio di iniziazione di un giovane principe per farne un uomo; tutto ciò sarà possibile con l’Uomo di ferro, catturato, imprigionato e esibito in una gabbia, che il giovane principe libererà e con il quale, fuggendo sulle sue spalle, comincerà a crescere.

ATGTP – FEDERICO CONDOTTIERO E LA CITTÀ IDEALE. Narrare le vicende di Federico da Montefeltro in modo interessante e divertente non è da tutti e il testo di Lucia Palozzi in scena con Enrico Marconi c’è perfettamente riuscito! I due attori/narratori diventano via via i vari personaggi della storia e lo fanno con maestria, creando vari momenti di vero e intelligente divertimento: la nascita della “città ideale” voluta dal giovane Montefeltro prende forma in un gioco teatrale di grande divertimento che vorremmo vedere più spesso negli spettacoli, e non solo in quelli per ragazzi!

CENERENTOLA IN BIANCO E NERO di Proscenio Teatro, scritta e diretta da Marco Renzi. In scena due bibliotecari, che si palleggiano colonne di libri con storie e racconti: come scegliere quella di Cenerentola? Quella di Perrault o quella di Grimm? Eh sì, perché nel mondo ci sono tante fiabe simili, che si ripetono, che si copiano ma che vogliono tutte raccontare la loro verità. Qui vediamo il racconto così come lo conosciamo, con la solita Cenerentola un po’ leziosa, come personalmente non vorrei più vedere una donna… ma tant’è, l’ha fatta così anche Disney… Come sempre il Renzi sa fare, l’interazione con il pubblico arriva in particolare alla fine, quando si fa scegliere agli spettatori il finale e cioè quello di Perrault, più bonista (cartellino bianco), o quella dei Grimm. più vendicativa (cartellino nero). Molto bello il costume della matrigna e delle due sorellastre, unite alle madre, e ben sostenute tutte e tre da Mirco Abruzzetti.

FANDONIA Compagnia Erika Morici//Strabismi racconta la vicenda di un padre anziano che attende l’arrivo della figlia, per vederla un’ultima volta… quasi un Aspettando Godot. L’inizio dello spettacolo prometteva davvero qualcosa di interessante: lo strano personaggio con una maschera dalla grande testa, che cantava al pianoforte mi ha ricordato Fred Buscaglione, sia nel modo di raccontar cantando sia per le intonazioni, mi ha fatto sperare in qualcosa di originale e divertente, ma la narrazione che è seguita si è rivelata un po’ confusa, troppo ripetitiva e a volte sonnolenta. Peccato.

Teatro Linguaggi FIGARO, FIGARO! LARGO AL FACTOTUM. I lavori sulle opere liriche proposti dal Teatro Linguaggi riescono sempre a colpire. In questo forse mancano dei ritmi… meno ritmi… meno rincorsi ed esasperati. La storia, si sa, è quella del famoso Barbiere di Siviglia, in cui le musiche di Rossini sono vincenti e il sempre divertente Sandro, factotum in tutti i suoi spettacoli, si trova a farlo anche in questo con l’ufficialità del “factotum della città”. Ad aiutarlo in scena alcuni manichini, nei quali si immedesima via via e con i quali si rapporta senza tregua correndo e donandosi per l’intero spettacolo. Ottima la breve presenza di Geoffrey Di Bartolomeo che interpreta lo stesso Rossini.

Un grande e piacevole tuffo nella memoria ce l’ha regalato TAN.TANGRAM FILASTROCCA IN MILLE PEZZI della Compagnia ArtN/Veau. Uno spettacolo di storie, di suoni di racconti, di filastrocche, di indovinelli e di canzoni del passato che hanno saputo appassionare e divertire. Francesca Breschi e Giulia Zeetti hanno voci fantastiche, che usano sia nel racconto sia nel canto arrivando al cuore dei presenti; la storia di Rosina, che viene mandata al mercato per comperare una medicina per il fratellino malato dà il via ad un “tangram” fatto non solo di immagini (la tavoletta che la venditrice le consegna cade e si rompe in sette pezzi) che diventano pezzi di un tangram da reinventare, ma anche i pezzi per ricostruire storie e filastrocche antiche che tutti abbiamo nel cuore. Uno spettacolo molto molto molto piacevole che ci convince che “per andare avanti” spesso è bene “guardare indietro”!

Bottegart: IN NOME DEL FIGLIO-SPACEMAN. Ecco: qui mille volte chapeau!
Grande, grandissimo Stefano Baffetti! Pensavo che ripetere il successo del suo “L’isola degli uomini” visto anni fa e che mi aveva stregata e coinvolta emotivamente fino al pianto, non fosse possibile, e invece Stefano non si è smentito, a dimostrare che quando uno è bravo diventa credibile anche se dovesse leggere l’elenco telefonico. In questo monologo, scritto con grande sensibilità e intelligenza, eccoci ad ascoltare un padre (o da un desiderio di paternità) che racconta al figlio alcuni episodi, che dà consigli con lo scopo di insegnargli il coraggio di vivere. Un testo drammatico, grottesco, assurdo, quasi demenziale, ma certamente geniale. Inutile raccontare qui la storia, tra l’altro sarebbe impossibile, ma ciò che conta è la grandissima capacità di Stefano di emozionare e coinvolgere, di far ridere, anche, con ironia, con il cuore e con la mente. Grazie, Stefano!

LA BATTAGLIA DEI CALZINI Cooperativa teatrale Prometeo.
È sempre difficile assistere a spettacoli per i più piccini davvero convincenti ed ecco che questa Battaglia dei Calzini, riesce nel suo intento: un racconto delicato, con ritmi adatti addirittura ai piccoli di due, tre anni, con Sabrina Fraternali che si rapporta con il pubblico in modo corretto, senza le orribili smancerie di chi crede che i piccoli abbiano piccolo anche il cervello. In scena, ovviamente, tanti calzini, di tanti colori che prenderanno vita, si ameranno, litigheranno, vivranno, insomma, sino a tornare… miracolosamente appaiati!

LA REGINA DELLE NEVI di TIEFFEU-Teatro di Figura Umbro ha portato in scena una fiaba di Andersen tra le più difficili da tradurre teatralmente. Ho avuto modo di assistere a varie realizzazioni di questa fiaba: quella ricreata nel modo più tradizionale a quella piena di complicate introspezioni a quella fantasmagorica di Campanale. Qui i tre attori entrano ed escono di scena, a mo’ di commedia dell’arte, in “sette sorie, sette incontri, sette accadimenti”. Il racconto, come nella fiaba originale, a volte risulta un po’ farraginoso, ma comunque comprensibile. Un po’ di voce in più ad una delle attrici non guasterebbe.

Gli ultimi due spettacoli sono recensiti, qui di seguito, da Marco Renzi

Il Teatro dei Colori, compagnia storica abruzzese, ha presentato la sua particolarissima lettura della storia di MULAN, uno spettacolo raccontato con quelle che sono le sue altrettanto storiche tecniche, e che rendono il lavoro immediatamente riconoscibile. Non esistono infatti in Italia formazioni che fanno un utilizzo così specifico del teatro nero come lo si vede nei lavori del Teatro dei Colori di Avezzano. La giovane regista, Valentina Ciaccia, riprende il solco che a suo tempo fu scavato dal padre, Gabriele, e su quello innesta le sue visioni e poetiche. Lo spettacolo è ricchissimo di immagini, bei costumi, maschere di grande suggestione, animatori capaci e ben istruiti, sviluppandosi su una coraggiosa commistione tra teatro nero e personaggi che dialogano in play-back, con un risultato finale sicuramente interessante ma che, almeno secondo il mio parere, abusa troppo del dialogo registrato. Sappiamo tutti come il play-back sia un elemento di grande pericolosità, da maneggiare con estrema cura e, quando possibile, da evitare. IN MULAN si fa di questo strumento grandissimo uso, direi fin troppo, cosa che forse doveva essere ripensata e ridotta ai minimi termini. In sintesi credo che una vigorosa sfoltita ai lunghi dialoghi registrati tra i vari personaggi non possa che giovare al ritmo dello spettacolo e migliorarlo.

HETTY HILLESUM-ELOGIO DELL’AMORE Fantacadabra/TSA Teatro Stabile d’Abruzzo.
Molto interessante è ben congegnato è stato “Hetty Hillesum” presentato dall Compagnia Fantacadabra e dal Teatro Stabile d’Abruzzo. Un tema, quello sviluppato, certamente non nuovo, si parla dei campi di sterminio e di quella immane tragedia che l’umanità stenta ancora a credere possa davvero essere avvenuta, ed è forse proprio per questa ragione che non si dovrà mai smettere di raccontarla, perchè ha sempre da insegnare e far riflettere. Firma la regia dello spettacolo Mario Fracassi che ha ideato una macchina scenica di grande semplicità e al contempo suggestione, dove un attrice (Laura Tiberi) impersona la giovane donna ebrea olandese dal momento del suo internamento al campo di Birkenau fino alla morte nelle camere a gas. Le fa da contrappunto un soldato tedesco (Santo Cicco) che non interviene nel racconto se non come presenza, ridandoci la violenza e la follia dell’apparato militare che ha sostenuto l’olocausto. Il racconto attraversa diversi momenti, come un’onda abbraccia il pubblico per poi lasciarlo e ancora riprenderlo, lo coinvolge, utilizzando elementi molto semplici come foglie, scatole, scritte che si compongono sul reticolato, fino a restituirci, e questa crediamo sia la cosa principale, la dimensione eterna di quella tragedia. Unico appunto la voce troppo bassa dell’attrice che necessiterebbe di un supporto microfonico.

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