PALLA AL CENTRO 2015

VETRINA “PALLA AL CENTRO”
L’opinione di Renata Rebeschini

Palla al Centro 2015

Palla al Centro 2015

Tornare da una vetrina di teatro con rinnovato entusiasmo è davvero raro. Ma questa edizione di “Palla al centro”, quest’anno svoltasi a Pescara, è stata, per vari motivi, assolutamente galvanizzante. Innanzitutto per la calorosa accoglienza degli organizzatori e dello staff, sempre presenti, sempre disponibili, che hanno saputo creare un’atmosfera di amicizia e di allegria. Poi per gli spettacoli in generale: quasi nessuno totalmente negativo, come invece capita in troppe occasioni, e molti assolutamente godibili. Certo le compagnie alle prime armi hanno mostrato l’ingenuità di chi vorrebbe mettere tante cose e a volte il troppo stroppia. Però ci sono le basi per buone speranze future, magari con l’aiuto di qualche regia matura.

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO (Argot Produzioni – Roma)
Costumi e scene splendide, davvero di grande effetto comprese le belle maschere… tranne proprio quella di Pinocchio. La celebre storia viene raccontata da una sconnocchiata (termine che non esiste, lo so, ma che il grande prof. Calendoli usava come termine onomatopeico e che, quindi, rende l’idea) compagnia di teatranti di strada con maschere e musica dal vivo. Il problema è stato la mancanza di parole chiare, dovute sia alla voce che arrivava a fatica in platea, soprattutto per alcuni, sia all’impastamento dei suoni. Peccato perché si rischia di annoiarsi allorquando le parole si conquistano con fatica!

LA GAZZA LADRA, UN LADRO ALL’OPERA (Teatro Linguaggi – Fano)
L’accoppiamento di teatro e grande opera riesce felice anche in questa occasione (il Teatro Linguaggi segue da anni questo filone), nonostante alcuni problemi tecnici che possono aver creato qualche momento di distrazione. Nell’insieme l’idea è vincente, pur se il piacevole inizio non è stato mantenuto nella parte successiva: gli inserimenti della divertente Gazza ladra in altri pezzi rossiniani non erano ben concordati e questo ha comportato una certa difficoltà nella comprensione generale della storia.

I PANT (Pallotto – Macerata)
Piacevole, allegro, Matteo Pallotto ha regalato le sue acrobazie facendo “acrobazie” con bambini (tutti orfani?) che quasi entravano nello spazio scenico creando notevole disturbo.

ORALINDA E LE MUSE OVINE (Florian Metateatro – Pescara)
Ispirato ad un racconto di Dario Oggiano su una leggenda abruzzese, la storia racconta di Doralinda, brava tessitrice di Taranta, piccolo borgo del teatino che rischia di morire perché la lana non può essere un’industria fiorente; Doralinda ha sentito parlare della leggenda che vuole che a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, ci siano le Muse Ovine, che hanno il potere di ispirare bellezza. Lassù pare che le pecore abbiano un vello decorato, speciale, inimmaginabile. Come sempre raggiungere la meta risulta faticoso, difficile, pericoloso, ma la forza di volontà e il desiderio della scoperta porteranno la nostra eroina a raggiungere lo scopo. Brava Flavia Valoppi, che ha narrato con pulizia e convinzione, aiutata da una scenografia costituita da un enorme (lei stessa ci poteva entrare dentro) arcolaio che si apriva e chiudeva in base alle esigenze sceniche e alla fine, ecco che gli intrecci dei fili portano all’opera finale.

OUT (Unterwasser – Roma)
Tre giovani animatrici raccontano, utilizzando effetti, emozioni, suoni, delle certezze e dei contrasti che albergano in ogni bambino… di tutte le età. Un viaggio nel mondo per liberarsi delle paure e finalmente crescere. O no? Le tre animatrici conducono con maestria il bambino alla ricerca del cuore-uccellino (che teneva in petto, chiuso in una gabbia al sicuro) che è volato via: deve ritrovarlo e per farlo ecco che deve affrontare il mondo, la vita. Poetico, dolce, suggestivo, lo spettacolo convince e lascia un sorriso nel cuore-uccellino di tutti.

IL TENACE SOLDATINO DI STAGNO (Fontemaggiore – Perugia)
In una scena imponente e fiabesca, realizzata con grande perizia, seguiamo la triste storia dello sfortunato soldatino di stagno. La cosa particolare è che ci troviamo nientemeno che nella casa di Babbo Natale, attraverso la cui finestra si intravvede scendere continuamente la neve… agognata da tutti noi nelle calde giornate di luglio! Questa è una notte speciale e Babbo Natale sta per partire per consegnare i doni; un breve controllo e si accorge che uno dei soldatini di stagno è senza una gamba: pazienza, basteranno gli altri e questo resterà a casa. Mentre Babbo parte, dal sacco cade un troll e subito dopo nella stanza entra una bionda aiutante che ha appena completato una bellissima ballerina… ma è troppo tardi, per cui anche la ballerina resterà nella stanza, al caldo del camino. La notte, si sa, è una notte magica e tante cose succedono…

UN REGALO PER MELO (Compagnia dei Folli/Laboratorio Minimo di Teatro – AP)
Nella mia premessa ho scritto che “quasi” nessun spettacolo è stato negativo. Il “quasi” si riferisce proprio a questo. Conoscendo il lavoro di anni della Compagnia dei Folli, specializzati in teatro di strada a grandi livelli, con trampoli, acrobazie, fuochi, mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso. Invece, purtroppo, ecco un saggio scolastico intriso di luoghi comuni, banalità, nessuna interpretazione e drammaturgia “tirata per i capelli”. Sarà forse il fatto di essere alla prima esperienza nel teatro ragazzi? Ma, in ogni caso, è necessario ricordare, come in varie occasioni ho sottolineato, che è proprio al teatro per i ragazzi che si deve il più grande rispetto!

DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO (Art Niveau – Perugia)
Avevamo già avuto modo di apprezzare il lavoro della Compagnia con un bellissimo Uccello di fuoco e questo secondo lavoro promette altrettanto! Presentato come “in lavorazione” lo spettacolo ha già tutto ciò che si può sperare: bravura, effetti visivi, suggestioni. Le scene, fatte di oggetti in continuo divenire, alberi bianchi, immagini suggestive molto particolari, dove il tocco straordinario della scenografa giapponese è evidente, le scene, dicevo, raccontano la storia assieme alla danzatrici-attrici in modo splendido, per non parlare dell’emozionante voce nel canto. Anche la storia raccontata è accattivante: due sorelle, nate da un albero, ma cadute una sulla terra e l’altra nell’acqua che la trascina via. Ecco, allora, che ognuna vivrà una vita di avventure, nell’inconscia ricerca della sua “uguale/contraria.

IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON (Teatri Comunicanti–Porto Sant’Elpidio)
Remake della riduzione che Marco Renzi aveva proposto molti anni fa, quando il famoso libro di Richard Bach era su tutti i comodini italiani: quello del famoso gabbiano che non si accontenta dei limiti impostigli dalla natura e dalle convenzioni ma che dedica la vita a raggiungere altre mete, altre conoscenze. La bella scenografia di Paolo De Santis (al quale va il nostro ricordo) è ancora di grande effetto: palcoscenico coperto di giornali stropicciati (che diventano di volta in volta uccelli o pesci), due biciclette fosforescenti (descrivono il volo), una grande scala, anche questa di vari colori, come le due biciclette. I due attori, Oberdan Cesanelli e Stefano Leva, narrano, utilizzando tutti i materiali, le avventure in mare e in cielo del coraggioso Jonathan. Non facile portare in teatro un’opera letteraria così piena di riflessioni, ragionamenti, deduzioni. Sono necessarie tante parole, a volte forse troppe.

IL SEGRETO (Teatro dei Colori – Avezzano)
Tratto da “Il segreto di Luca” di Ignazio Silone, la storia racconta di un caso giudiziario, quello di Luca Sabatini, un ergastolano graziato dopo quarant’anni, condannato per non aver voluto rivelare dove si trovasse la notte in cui un uomo era stato ucciso. Luca è finalmente libero perché il vero assassino ha confessato in punto di morte e ritorna al vecchio paese, Cisterna dei Marsi. Lì arriva, anche Andrea Cipriani, antifascista esiliato, politico in ascesa, dopo la liberazione, che ricorda di quando, da ragazzo, scriveva sotto dettatura le lettere indirizzate al recluso dalla madre analfabeta. Ma perché Luca, che per la notte dell’omicidio avrebbe avuto un alibi, non ha mai voluto parlare? Andrea si propone di chiarire il segreto e comincia a indagare, tralasciando l’interesse politico per amore della verità. Alla fine sarà lo stesso Luca a confessare la verità ad Andrea: un silenzio non dovuto a meschina omertà ma fatto di amore purissimo, di valori che superano il tempo, per salvaguardare l’onore della donna amata. “L’amore umano una trappola crudele” sostiene Silone. Il monologo si svolge con ritmo, con rigore, accuratamente guidato da Gabriele Ciaccia che porta lo spettatore a seguire con attenzione lo snodo di intrecci, attese, scoperte. Romanzo e attore si compenetrano in modo pienamente credibile.

ZAC_COLPITO AL CUORE (ATGTP/Pirata-Laborincolo – Jesi)
Colpiti al cuore lo siamo stati tutti, nel seguire il travolgente spettacolo portato in scena da Marco e Chicco (Marco Lucci, straordinario burattinaio e Enrico De Meo, altrettanto straordinario attore) che hanno trascinato gli spettatori in un continuo stupore e allegria per la loro bravura e per un testo veramente esilarante, scritto da sei mani (le loro e quelle di Simone Guerro, che cura anche la regia). Zac è uno scrittore specializzato in storie di avventura, storie di draghi, di cappa e spada, di battaglie (tutti i libri della biblioteca, infatti, sono verdi, come la penna usata dallo scrittore) ; ma un giorno gli viene chiesto di scrivere una storia d’amore… ma lui non ce la fa, all’amore non crede, l’amore è debole, è sdolcinato… Da serio professionista, però, ci prova, ma la storia che inventa tra due conigli innamorati non è a lieto fine perché lui immagina che il giorno del matrimonio arrivi una volpe che se li mangia… Ma, durante il sonno, Zac viene raggiunto dall’Omino sabbiolino che gli fa vivere la storia così come lui l’ha scritta… allora tutto cambia e… Che finalmente il cuore di ghiaccio di Zac si possa sciogliere? Che, finalmente, penna e copertine di alcuni libri siano anche rossi, come l’amore? I due conigli, a grandezza umana, sono vivi, sono veri, diventano immediatamente amici di ognuno di noi, con la loro umanità, con le loro esilaranti battute, con la capacità di convincerci che sono davvero donna e uomo con il coraggio dell’amore. I grandi protagonisti della storia sono proprio loro! Uno spettacolo per tutti, non solo per i ragazzi: divertente, anzi, divertentissimo, con continue, intelligenti risate a crepapelle, da vedere e rivedere con enorme piacere.

GRETA LA MATTA (Compagnia OSM-OcchiSulMondo) PG
Il messaggio (ammesso che arrivi anche ai ragazzi) è: non diventare ciò che gli altri dicono che tu sia. Figure di forte impatto, a cominciare dai due genitori della piccola Greta, due enormi pupazzi di grande effetto scenico, così come quello del rosso diavolo, fino all’immagine finale. Voce fuori campo, registrata, e Greta che si muove in una danza continua. Personalmente amo il teatro in cui la parola ha forza e peso, in cui l’interpretazione vocale è parte integrante dello spettacolo, in cui l’attore è portatore di suggestioni.

L’ISOLA DEGLI UOMINI (Bottegart – Terni)
Ultimo spettacolo della vetrina che non bisognava assolutamente perdere! Di e con il bravissimo Stefano Baffetti, lo spettacolo racconta di un episodio avvenuto nel giugno del 1944 sull’isola Maggiore del lago Trasimeno. Gli episodi legati a drammi, soprusi, tragedie dell’ultima guerra, ma direi di tutte le guerre, sono tantissimi, purtroppo. E tanti ne abbiamo sentiti raccontare. Ma l’emozione provata con Stefano è stata unica! Perché in teatro non è solo il testo a vincere, ma soprattutto la capacità dell’attore di far immaginare, di far vivere, di far provare sensazioni forti, intense, vere! Oltre che a farne, assisto da oltre 30 anni a centinaia e centinaia di spettacoli; per la seconda volta della mia vita (la prima diversi anni fa, durante un altro monologo, in quel caso si trattava dell’attore Gianfranco Quero) sono rimasta totalmente avvinta fin dalla prima battuta dall’arte rara del protagonista finché, ad un certo punto, la commozione è stata fortissima e le lacrime sono scese copiosamente e a fine spettacolo, durante i giustamente interminabili applausi, la gola si è chiusa, non usciva neppure un filo di voce per gridare “bravooo!!! ” Grazie, Stefano, per aver saputo trasmettere, con le tue grandi capacità, emozioni, immagini, turbamenti, sensazioni. Per chi volesse sapere la storia, ecco la presentazione che ne fa l’autore: Nel giugno del 1944 il lago Trasimeno è tagliato in due dal fronte della guerra. A est e a sud sono presenti i nazifascisti, sulla sponda opposta gli Alleati. Nella notte tra il 19 e il 20 giugno quindici pescatori a bordo di cinque barche a remi, trasportano sulla sponda alleata ventisei ebrei, quasi tutti perugini, arrestati e internati ad Isola Maggiore, per effetto delle leggi razziali.

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