MAGGIO ALL’INFANZIA, LE RECENSIONI

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di Renata Rebeschini

Comincio subito con l’affermare che la ventunesima edizione di Maggio all’infanzia di quest’anno è stata una delle più belle vetrine degli ultimi anni: quasi tutti spettacoli di ottimo livello, che hanno saputo mantenere viva l’attenzione e il piacere degli operatori, pure loro sotto pressione e spesso, nelle vetrine, a rischio di esasperazione. Grazie, quindi, all’ottima scelta della direttrice artistica Teresa Ludovico e del suo staff.

Comincio subito in… l’ordine di apparizione:

SCARPETTE ROSSE

Una delle fiabe più tristi di Andersen viene rivisitate in una chiave inaspettata: la storia non è raccontata dai soliti personaggi umani, ma questa volta a parlare, dal loro punto di vista, sono proprio da loro, le vere protagoniste, le divertenti e frizzanti scarpette rosse. Il tutto ha reso la storia meno truce e inattesa e Alessia e Miriam interpretano con bravura e ritmo le due protagoniste. Spettacolo forse più godibile dagli adulti che dai bambini, ma comunque piacevole, presentato da Bibo teatro.

CONCERTO FRAGILE

Spettacolo per i piccolissimi, delicato, leggero. Piccole narrazioni senza parole, fatte di musiche, di suoni, di oggetti quotidiani che sbucano dalle varie finestre sulla tela bianca del fondale e che le due protagoniste, anche loro rigorosamente in bianco, spostano, muovono, fanno vivere per poi riportarle nel loro cassetto.  “Mondo fragile” lo definisce la presentazione di Casa degli alfieri –Universi sensibili: ed è proprio così.

SOGNO

Il Sogno di una notte di mezza estate è uno dei non pochi testi di Shakespeare che diventa favola per tutti, anche per i più piccoli, tutto sta a come si gioca con i personaggi, con le scene, senza però mai snaturare lo spirito immaginifico e misterioso del grande autore. E lo spettacolo proposto da Fontemaggiore ha mantenuto le premesse, anche grazie ai quattro bravi protagonisti e ad una scrittura fluida e immediata che, nonostante la farraginosa e apparentemente complicata e straordinaria trama originale, ha permesso di seguire ogni passaggio anche al pubblico dei ragazzi. I quattro attori hanno interpretato tutti i vari protagonisti, anche grazie alle affascinanti maschere, facendo immaginare in scena tutti i personaggi, assai diversi di movenze e carattere, e che i nostri “eroi” hanno saputo rendere assolutamente credibili. La drammaturgia collettiva degli attori (Daniele Aureli, Enrico De Meo, Valentina Renzulli e Greta Oldoni) e della regia (Beatrice Ripoli) ha saputo alleggerire il testo originario mantenendo però la magia poetica e la suggestione del grande drammaturgo.  In poche parole? Intelligente e divertente!

POLLICINO

Assieme ad Hansel e Gretel, Pollicino è una di quelle favole che mi imbarazzano: come giustificare dei genitori che abbandonano i figli? Come farlo nonostante le mille giustificazioni che si possono trovare, dall’estrema povertà all’incapacità di sfamare la famiglia…? Come motivare le loro scelte?

Ebbene, questo Pollicino genovese (nato dalla collaborazione del Teatro del Piccione e Teatro della Tosse) riesce a rispondere a queste domande; o, meglio, più che a rispondere, a riproporle. E a farlo sono proprio loro, i due genitori di Pollicino, i bravissimi Paolo Piano e Simona Gambaro (esilarante), che trasmettono tutti i sentimenti che pervadono i due genitori al momento della decisione: dal dolore dell’abbandono al pensiero che, in fondo, forse lasciare i figli nel bosco è meglio per tutti… I passaggi dei vari pensieri sui volti dei genitori sono straordinari, grotteschi, terribilmente divertenti. La storia, narrata ed interpretata, continua poi con l’incontro nella casa dell’orco, tra buio e luce, creando atmosfere giustamente spaventose (non è anche questo il senso della fiaba?:  presentare le paure per poterle affrontare, fortificarsi e crescere), fino alla pioggia d’oro nel cerchio finale che fa tornare la gioia. Spettacolo raffinatissimo, con due interpreti davvero d’eccezione che merita il coraggio di essere proposto a tutti, ragazzi e genitori.

ZANNA BIANCA

Niccolini e D’Elia ci hanno ormai abituati ad una collaborazione che sa creare spettacoli di grande effetto e ricchi di emozioni. Se, poi, si scegli un testo come quello di Jack London il risultato non può che essere un nuovo capolavoro. Quando il teatro va riscritto in questo modo e quando l’interprete è un narratore che fa sentire ogni sfumatura, ogni suggestione, ogni incanto, che fa vedere atmosfere, luoghi, avventure, lotte come se apparissero come magia davanti agli occhi  e al cuore degli spettatori, ci si riconcilia col mondo. Una scena fatta di sagome stilizzate di lupi e in mezzo lui, Luigi D’Elia, il Narratore per eccellenza. Uno spettacolo che si può guardare anche ad occhi chiusi perché ogni parola, ogni intonazione fanno vedere e sentire più delle immagini di un film; i temi della natura e della libertà, che tornano sempre negli spettacoli del duo, qui sono esaltati dall’unione dei due libri Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, che raccontano la storia del lupo-cane, della sua vita fra gli uomini, delle lotte, dell’amore e dell’amicizia fino alla scelta finale di Zanna Bianca che decide di vivere, grande capo branco, tra i suoi simili, libero, perché la libertà deve essere il grido di tutti gli esseri viventi. Un grido che D’Elia lancia nel suo crescendo finale, un grido di speranza che commuove e riempie il cuore.

CAPPUCCETTO ROSSO

Ci si innamora sempre nel vedere gli spettacoli di Michelangelo Campanale, che cura impeccabilmente la drammaturgia, le scene, le luci, la regia, creando una mise en scène che tocca l’animo nel più profondo. Inaspettati sono gli interpreti, bravissimi danzatori acrobati che sanno essere assolutamente credibili anche come attori, cosa non facile, viste le giuste pretese interpretative richieste dal Michelangelo del teatro. Un teatro di regia, bisogna dirlo, di grande impatto e di grandi capacità.

Un fiore rosso fa da fil rouge tra il lupo e Cappuccetto che vivono un sogno fatto di ossessioni, di ritrovi, di scontri, di speranze, di dannazioni; un fiore rosso che fa rivivere, anche agli spettatori, quasi in un sogno nel sogno, la famosa favola che qui diventa talmente grande da sperare di non svegliarsi. Prod.Associazione culturale Tra il Dire e il Fare/Compagnia La Luna nel Letto – Coproduzione Crest, Teatri di Bari

LE NUOVE AVVENTURE DI BRUNO LO ZOZZO

Molto ingenuo, a volte banale e troppo preoccupato di piacere, lo spettacolo ha ancora bisogno di crescere; forse un confronto e una maggior maturità potrà migliorare il racconto che vuol parlare di amore tra i piccoli. Produzione Granteatrino – Casa di Pulcinella

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

Si racconta dei rapporti tra due fratelli, uno dei quali è affetto dalla sindrome di Down. Un tema duro, coinvolgente, che cerca di far conoscere i problemi, le difficoltà, le angosce di chi vive con accanto una persona speciale. Un ragazzo fatica, pur provando amore, a convivere con un fratello di cui a volte ha vergogna perché è diverso, perché non fa che giocare con i dinosauri, perché non è come gli altri… fino a scoprire che quel essere diverso fa di Giovanni qualcuno di speciale e da amare ancora di più. Ma in modo semplice, come semplice è l’amore. Produzione Arditodesio.

 

 

 

I MUSICANTI DI BREMA

Due attori per raccontare la storia dei quattro animali, bistrattati dai rispettivi padroni, che vanno a  cercare la loro libertà a Brera dove potranno dare i musicanti. Una scelta, quella del Teatro delle Apparizioni, che non persuade, fatta da una narrazione poco convincente e a volte distratta, nonostante qualche ruffiano intervento musicale.

Per me particolarmente deludente da seguire, avendo negli occhi una splendida interpretazione, proprio su questa fiaba, realizzata in modo straordinario e inimitabile dal duo Ivan di Noia e Romina Ranzato di Barabao Teatro, quella sì da non perdere!

 

 

ANFITRIONE

Per mio gradimento, normalmente non amo i classici riportati all’attualità, forse perché spesso realizzati malamente. Ma questo Anfitrione, decisamente per adulti, proposto dal Teatro Kismet per la regia di Teresa Ludovico, mi ha fatto ricredere. Una trasposizione contemporanea, ambientata nell’ambiente della camorra con la presenza, però, delle divinità dalle personalità “bipolari” (Ermes, d’altronde, è il dio delle trasformazioni… per non parlare del grande Zeus…), riesce a far mantenere all’opera plautina la forza del racconto, che si segue con assoluta partecipazione, sia nei momenti impegnativi sia in quelli di grande divertissement. Tutti gli interpreti si sono dimostrati all’altezza del compito, non sempre facile, e hanno saputo trasmettere al pubblico ogni palpito dei personaggi portati in scena,. Un plauso particolare alla regia di Teresa Ludovico.

 

TOM CAT

Spettacolo adatto agli adolescenti, ma anche agli adulti, quello proposto da Progetto Bottega Bombardini con Teatro Stabile Mercadante e Le Nuvole – Casa del contemporaneo.

Come ha saputo fare negli ultimi anni con le sue intelligenti trasposizioni di grandi testi (a cominciare da Eduardo), Rosario Sparno ha ancora una volta fatto centro. Al termine dello spettacolo la domanda che rimane nell’emozione di tutti è: fino a che punto può spingersi la ricerca scientifica?

Ma cominciamo col presentare la storia, quella della dodicenne Jesse, rinchiusa in una clinica dove si conducono esperimenti per capire questa ragazzina “diversa”. Lei si affeziona a Tom Cat, il suo infermiere, che a sua volta deve mediare le scelte del medico, (un misuratissimo e credibile Sparno)  che viene condizionato anche da scelte personali, con una moglie in attesa di un figlio che potrebbe avere un handicap. Un panorama difficile, potente, senza sconti, senza pietà, senza umanità, forse. Ma è proprio questo a fare dello spettacolo ciò che il teatro deve fare: smuovere animi, emozioni,  fare domande, creare pensieri, aprire la mente… crescere tutti, insieme.

CANTO LA STORIA DELL’ASTUTO ULISSE

Il modo di fare narrazione di Flavio Albanese, della Compagnia del Sole, è certamente molto personale e coinvolgente; Flavio si prende subito il pubblico e lo porta con facilità a seguirlo nelle sue elucubrazioni, curiose e divertenti, quasi un proemio a quanto andrà a raccontare.

Accompagnato dalle immagini delle ombre dell’indimenticabile, grande, Emanuele Luzzati, il racconto delle più famose avventure di Odisseo si snoda con vivacità: Flavio diventa, di volta in volta, narratore, rumorista e Ulisse stesso, che si racconta anche nel finale, con l’arrivo a Itaca e la strage dei Proci. Ai tempi della scuola, nello studio dell’Odissea, c’era chi parteggiava per i Greci e chi per i Troiani: simpatie e antipatie legate ai grandi protagonisti, da Achille a Ettore, da Menelao a Paride, così come facevano gli dei, ma credo che la Methis di Ulisse abbia sempre e comunque affascinato tutti. Così, anche noi, come Dante, abbiamo capito che “… fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…”. E se lo facciamo diventeremo anche noi eroi in eterno?

MOLSA

Tratto dall’omonimo libro di David Cirici, lo spettacolo racconta le avventure del cane Muschio e di Jaminka, la sua padroncina. Pupazzi, danza e l’ausilio di video, non bastano, però, a coinvolgere e convincere, nonostante il tema della guerra e delle varie disavventure che fanno incontrare, dividere e ritrovare i due amici. Proposta del Thomas Noone Dance dalla Spagna.

 

UNA DISOBBEDIENZA STRAORDINARIA

Siamo in piena seconda guerra mondiale, e Carlotta, studentessa delle medie, ariana, si ribella alle leggi razziali di Hitler. Ispirato al testo di Elsa Morante, la messa in scena non è convincente. Intanto manca una capacità e maturità attoriale della protagonista, che, a mio avviso, avrebbe bisogno, prima di proporsi in importanti vetrine, di anni di scuola, di esperienza e di lavoro sul corpo e sulla voce. La regia farraginosa mette in scena scatoloni che diventano “teli” su cui proiettare immagini dei personaggi e il tutto sembra pasticciato e il tentativo di ridicolizzare le immagini naziste rischia invece, come reazione esasperata, di guardare a Hitler quasi con simpatia… e anche per questo sono molto irritata!

 

IL DIARIO DI ADAMO ED EVA

Ho sempre amato Mark Twain in particolare per la sua ironia (con quanti famosi aforismi ci ha rallegrato!) e anche questo “Diario” è spiritoso, graffiante, divertente. Dario De Luca, con Scena verticale, immagina i primi essere umani nei loro rapporti personali, con i pregi e i difetti normalmente attribuiti agli uomini e alle donne. Ne risulta uno spettacolo assai divertente e spiritoso che il pubblico, composto sia da bambini che da adulti, può godere dall’inizio alla fine. Chissà, gli stereotipi di genere sono rimasti come allora o nel terzo millennio sono cambiati? A voi l’ardua sentenza.

Nel giardino dell’Eden, spiritosamente realizzato con platica e cartone, troviamo un Adamo (il bravo Davide Fasano) davvero primitivo, umorale, solitario, selvatico (d’altronde era abituato ad essere solo!), che all’arrivo di Eva (l’altrettanto brava Elisabetta Raimondi), rimane spiazzato: quell’essere non fa che parlare, dare il nome ad ogni cosa, ai fiori alla luna, alle stelle, a loro stessi, uomo e donna. Lei è poetica, romantica, osservatrice, pronta al nuovo, lui è burbero, distratto, imbranato, aggressivo. Si potranno mai congiungere? Beh, la storia della mela la conosciamo bene ma il modo in cui ci si arriva nello spettacolo è spassoso e accompagna gli spettatori alla scoperta dei rapporti umani, del sesso, della vita, della morte, insomma del mondo in cui essi stessi vivono.

Riusciranno, anzi, riusciremo a farlo con la stessa ironia di Twain?

 

IL PRINCIPE FELICE CON LIETO FINE

L’ultimo spettacolo della vetrina per gli operatori è stato questo Principe felice con lieto fine di

Principio Attivo Teatro. Un buon lavoro che però ha subito l’influsso di uno spazio poco “felice”, quello di uno chapiteau (afoso), allestito al fianco del castello di Matera, che ha un po’ penalizzato il lavoro. Nell’Auditorium R. Gervaso, nel cuore della bella Matera, avrebbe certamente guadagnato maggiormente l’attenzione dei presenti.

L’idea di rendere lieta la storia del Principe e della Rondinella ci può stare, ma necessiterebbe rivederla in uno spazio più consono. Attori efficaci ma storia non del tutto convincente.

 

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