EDITORIALE – di Renata Rebeschini

Era il 2001 quando Luciano Castellani, ideatore e fondatore del più antico Festival italiano del Teatro per i Ragazzi, in occasione del ventennale scriveva:

Sono passati vent’anni. Non ce ne siamo accorti. Gli impegni erano tali e tanti che non ci restava il tempo per pensare ad altro che non fosse la diuturna battaglia per la sopravvivenza.

Ora, consapevoli che il tempo è trascorso veramente e consapevoli di essere più vecchi, ci chiediamo se ci sia qualcosa da festeggiare in occasione del ventennale.

Festeggiare?

Forse, in Italia, il Teatro per i ragazzi ha guadagnato in prestigio, in riconoscimenti ed in provvidenze statali?

Forse il livello artistico delle produzioni delle circa mille Compagnie teatrali nazionali, che recitano per i ragazzi, continua a crescere?

Forse gli insegnanti hanno smesso di uscire dalla platea, durante lo spettacolo, per andarsi a fumare una sigaretta in santa pace ?

Forse un autore che scrive testi teatrali per i ragazzi ha vinto un Nobel?

Forse lo Stato, le Regioni o i Comuni hanno capito che il Teatro destinato ai ragazzi è socialmente e culturalmente più importante di quello per gli adulti?

No.

E allora non è ancora giunto il tempo dei festeggiamenti.

Perciò noi continueremo per la nostra strada, a testa bassa, nella convinzione e nella speranza di concorrere alla realizzazione di un grande “ideale condiviso”.

Ebbene, dopo altri15 anni la situazione sarà ben cambiata, si dovrebbe pensare! Voi, amici di Utopia e voi artisti, spettatori, famiglie, bambini, operatori della cultura che dite?

Che dicono quelli che, dopo decenni di duro lavoro in cui risorse intellettuali ed economiche sono state profuse senza condizioni, si ritrovano a battagliare più di prima?

Cosa dire dell’incomprensione (ignoranza, disinteresse, altri interessi?…) di chi, in primis, dovrebbe sostenere la cultura, il teatro e perché no, soprattutto quello per i ragazzi spesso lasciato in mano a improvvisatori che pensano che… tanto… per dei bambini…?

Anche in passato, è vero, ci si dava da fare, si correva, ci si impegnava ma alla fine si ottenevano anche cose buone; ora si corre più che mai, ci si impegna allo stremo, si ruba il tempo a tutto e tutti, sonno, famiglia,… e si ottiene poco o niente!

“Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.

Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella, o morirà di fame.

Ogni mattina in Africa non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che cominci a correre.”

Ogni mattina, qui in Italia, quando sorge il sole, devi comunque correre, anche se non sai per chi, per dove, e se arriverai mai ad una meta…

Vogliamo dare un senso a tutto questo o restiamo sempre in un’Utopia?

Auguri, Teatro Ragazzi!

Renata Rebeschini

 

 

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